Paolo Cirino Pomicino e le pensioni d'oro dei parlamentari

paolo cirino pomicino pensioni d'oroPaolo Cirino Pomicino era un potentissimo della Prima Repubblica: democristiano temuto e rispettato, vide la sua carriera travolta da Mani Pulite. Nell'inchiesta del pool milanese, Cirino Pomicino

fu condannato in via definitiva a 1 anno e 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito dei partiti, per quella che è passata alla storia di questo Paese come la maxi tangente Enimont. Poi patteggiò una pena di 2 mesi per corruzione, erano i fondi neri Eni.
«Lei è preciso. In verità poi ho avuto qualche piccola grana giudiziaria pure per alcuni articoli che scrissi sul Giornale, firmandomi Geronimo e mettendo in discussione l'operato del giudice Caselli e di alcuni suoi colleghi, direttamente coinvolti nel processo per mafia a carico del mio caro amico Giulio Andreotti...»

Così spiegava qualche tempo fa a Fabrizio Roncone. Oggi leggo su l'Espresso una dichiarazione Cirino Pomicino riguardo all'inchiesta del settimanale sui ricchi vitalizi dei parlamentari. È sempre fin troppo facile fare questo genere populismo anti-casta, ma in certi periodi - come questo - è davvero impossibile evitarlo. Lavorassero bene, uno sarebbe anche felice di strapagarli: ma visti i risultati non mi sembra che certi compensi siano adeguati al lavoro svolto.

In ogni caso, a proposito del vitalizio e delle "pensioni d'oro" per i parlamentari, Cirino Pomicino spiega:

"Che noia. E' una banalità dinanzi al Paese che brucia. Geronimo (lo pseudonimo che Pomicino usa per Libero e Il Giornale n.d.r.), quando scriveva, riceveva di più di quello che è lo stipendio da parlamentare. Perché non mi dite quanto prende di pensione un direttore di giornale? E non ditemi che si tratta di aziende private, visto che diamo un miliardo di euro di soldi pubblici alla stampa italiana. E' giusto parlare di riduzione dei costi della politica, ma ridurre stipendi e vitalizi dei parlamentari significa solo proletarizzarli per meglio comprarli. Si iniziasse piuttosto eliminando gli orpelli burocratici, come le province e alcune circoscrizioni, e liberalizzando il contributo dei privati ai partiti"

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