Calciatori e prelievo di solidarietà, come stanno le cose

calciatori contributo solidarietà prelievo galianiDel prelievo di solidarietà contenuto all'interno del decreto anticrisi presentato da Giulio Tremonti, abbiamo detto in passato. In questi giorni sta montando un po' di polemica su una categoria di contribuenti particolare, e su chi dovrebbe versare quel contributo, se direttamente loro - decurtandolo dal compenso percepito - o le società per le quali lavorano: sto parlando dei calciatori.

Come stanno le cose? Il prelievo di solidarietà lo pagheranno "lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi, pensionati, percettori di redditi diversi da quelli di lavoro" e dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 3,8 miliardi di euro. Per i lavoratori del settore privato ci sarà da pagare il 5% sulle quote eccedenti i 90mila euro e il 10% una volta superati i 150mila.

E i calciatori in che modo rientrano in tutto ciò? Il calcio d'inizio alla querelle l'ha dato Adriano Galliani, mentre l'AIC - l'Associazione Italia Calciatori - se ne stava zitta sul tema, e in questo periodo portava avanti un'altra rivendicazione, ma sul contratto nazionale. Vediamo le parole di Galliani,

“Noi al Milan abbiamo già deciso: la tassa di solidarietà, se sarà confermata, la pagheranno i calciatori come tutti gli altri lavoratori italiani (...) Su questo punto non c’è trattativa e se non sono d’accordo facciano pure sciopero. Io e tanti altri presidenti, che ho già interpellato, non faremo passi indietro. Nei prossimi giorni ho paura che questo sarà un tema caldissimo”

Non ci credeva "la casta", di poter avere un'altra casta su cui versare un po' delle secchiate di qualunquismo e populismo che sta ricevendo nell'ultimo periodo...

Roberto Calderoli, Ministro della Semplificazione stamane ha tuonato:

«Se dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsione proporrò che come ai politici anche ai calciatori venga raddoppiata l'aliquota del contributo di solidarietà (...) I calciatori fanno i capricci: non so se sia giusto o meno il contributo di solidarietà ma se c'è qualcuno dovrebbe pagarlo sono proprio i calciatori che rappresentano la casta dei viziati»

Ma i calciatori che hanno detto di questa tassa? Poco o nulla, lo vedremo dopo. Il settore è in agitazione per il rinnovo del contratto nazionale, lo si legge sul sito AIC dove c'è un comunicato scritto in "sindacalese", che devo ammettere fa un certo effetto vedere riferito a un mondo che per senso comune - e sbagliando - riteniamo popolato solo da multimiliardari che girano in Porsche Cayenne placcati in oro. Non è così: perché oltre la serie A, c'è una valanga di gente in B e in Lega Pro che prende quanto un impiegato, ma se va bene lavora per un terzo degli anni.

Come starebbero le cose per i calciatori? Victor Uckmar, fiscalista esperto del mondo del pallone - già alla guida della Covisoc - la Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio - è stato decisamente più cauto:

«Bisognerà vedere come sarà formulata la legge. Ma se i giocatori pagassero, sarebbe un segnale positivo a prescindere. Ho visto alcuni titoli sui giornali... nessuno vuole pagare... Ma bisogna vedere come sarà formulata la legge. Se si trattasse di un tributo autonomo non sarebbe coperto dal contratto stipulato tra calciatore e società. Se, invece, si trattasse di un'aggiunta di aliquota all'Irpef, saremmo nel regime dell'Irpef». E, in questo caso, l'onere graverebbe sul club. Al di là dell'aspetto tecnico, Uckmar osserva: «In questo contesto generale, sarebbe un segnale positivo se i calciatori contribuissero a prescindere, visti gli ingaggi che percepiscono»

Esatto: per ora sono chiacchiere al buio, chiacchiere agostane, perché non c'è nulla di certo. C'è se non di certo, di comprensibile, che i club vorrebbero smontare un eventuale sciopero per il rinnovo contrattuale dell'AIC, e fare associare lo sciopero per il rinnovo del contratto a una protesta per il prelievo di solidarietà, e far montare l'indignazione popolare del "Fate i miliardi e non volete pagare". Oltre a questo, c'è da leggere tra le righe, quanto detto da Galliani:

È una tassa che pagheranno loro e non le società

Chiaro che sia lì il centro della questione, sui bilanci delle società, mica sull'etica. Leo Grosso, vice presidente dell'AIC ha ribattuto che

"È una stupidaggine dire che i giocatori sono viziati. I calciatori sono contribuenti che pagano le tasse e sono in regola. Ma se per contratto il compenso concordato è al netto, allora il contributo di solidarietà andrà pagato dalle società. E mi stupiscono le parole di Galliani in questo senso"

Damiano Tommasi

, ex romanista, oggi a capo dell'AIC ha spiegato a La Stampa:

«È un argomento che può essere rimandato, non è detto che ci riguardi, aspettiamo che le nuove norme vengano approvate perché magari potranno interessare solo i lavoratori autonomi. Piuttosto dà fastidio il fatto che in questo periodo venga usato il termine sciopero per una questione che non è stata ancora affrontata. La gente rischia di avere una visione sbagliata. Si parla sempre dei guadagni, nessuno si preoccupa mai di sottolineare che siamo tra i massimi contribuenti di questo Stato»

Ed ecco servita la polemica - preventiva e un po' pretestuosa - agostana. Sarà il caldo, ma ho l'idea che tutto questo finirà nel nulla: in ogni caso, venerdì 19 agosto, ci sarà un'assemblea della Lega Calcio, dalla quale qualcosa uscirà fuori. Vedremo: tenete d'occhio Calcioblog per eventuali aggiornamenti.

  • shares
  • Mail
13 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO