Ore 12 - Manovra: le colpe di Berlusconi, le colpe della sinistra

altroLa coperta è troppo corta e per il governo diventa impossibile aggiustare la manovra senza “romperla”. La maggioranza è sui carboni ardenti, indecisa e divisa, allo sbando: taglia e cuce e si ritrova con un tessuto economico e sociale tutto crepe e buchi.

Mai dimenticare che fino a pochi giorni fa il Premier alla Camera negava ancora la crisi e Bossi in Trentino evocava un complotto internazionale contro l’Italia ordito dalla Massoneria e dai potentati economici. Ora il leaderismo e il populismo del number one e del number two di questa maggioranza sono alla frutta e tocca agli italiani subirne le durissime conseguenze.

Il fallimento di Berlusconi e del berlusconismo mette anche in luce i limiti e le contraddizioni della sinistra e delle opposizioni, sia sul piano economico-politico che su quello culturale. Anche su questo fronte c’è una incapacità di lettura, di interpretazione e di proposta di fronte alla crisi e ai profondi e complessi mutamenti portati dalla globalizzazione. Prevalgono i tabù e si tende a rinchiudersi in una difesa di bandiera, sterile e senza sbocco.

La manovra del governo è sbagliata e iniqua: non può mancare una immediata risposta di lotta e di protesta, anche di piazza. Ma questo non basta. Alla manovra del Governo va contrapposto un progetto per la crescita dell’Italia affrontando nodi strutturali, la formazione delle risorse, della produttività, dell’organizzazione sociale, della valorizzazione delle risorse umane, di un nuovo modello di sviluppo, di una diversa qualità della vita. Bisogna passare dall’emergenza a un disegno strategico, di lungo termine.

“C’è un bisogno vitale di iniziare a guardare lontano – scrive l’ex segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, esponente centrista – con un piano riformatore che dia stimolo alle persone, che le porti ad aver fiducia in se stesse, a credere nell’Italia e nell’Europa”.

Insomma, anche la miglior manovra servirebbe a poco, solo una boccata d’ossigeno in un mondo dominato da un capitalismo vorace e malato, in una Italia dominata da una casta politica non adeguata e non credibile. Si rischia, specie nel Belpaese, di sprofondare. Berlusconi non ha più carte da giocare. La Seconda Repubblica è al capolinea. O scendono in campo nuove forze e nuove leadership per la svolta e la rinascita o tutto è possibile. Anche la fine della democrazia.

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