Polonia, Lituania e il segreto bancario violato degli attivisti bielorussi

jeremy bielortussia polonia lituaniaProsegue la collaborazione tra Polisblog e Jeremy Druker di Tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta di una strana triangolazione Polonia - Lituania - Bielorussia. Nella quale informazioni sensibili sarebbero trapelate, danneggiando gravemente alcuni attivisti bielorussi. Buona lettura.

La scorsa non è stata una buona settimana per i supporter degli attivisti che lottano contro il governo autoritario della Bielorussia. Nel corso degli ultimi dieci anni sia Polonia che Lituania sono diventate rifugio di attivisti bielorussi per i diritti civili, studenti poco graditi al regime, giornalisti indipendenti, e altri nemici del governo.

C'è una Casa dei Diritti Umani Bielorussi a Vilnius, in Lituania, in grado di offrire un punto di incontro ai difensori dei diritti umani, e forse l'unica università operante in esilio - la European Humanities University, con circa seicento studenti - sempre nella capitale lituana. A Varsavia, in Polonia, c'è la sede della European Radio for Belarus, che trasmette news e controinformazione, mentre un ragguardevole numero di associazioni polacche fornisce supporto all'opposizione bielorussa utilizzando finanziamenti di Stato.

Questa specchiata reputazione rende difficile comprendere il motivo per cui entrambi gli stati - Lituania e Polonia - abbiano rivelato alla Bielorussia dati finanziari su un attivista per i diritti civili e forse altri esponenti dell'opposizione. Ales Bialatski, a capo del Viasna Human Rights Center è stato così arrestato a inizio agosto, e accusato di evasione fiscale: non avrebbe pagato le tasse su alcuni contributi ottenuti dall'estero per la sua organizzazione. Stranamente, è emerso nelle ultime settimane che sia Polonia che Lituania sono coinvolte direttamente nell'operazione, avendo fornito dati sensibili alla Bielorussia, informazioni che hanno portato all'arresto di Bialatski.

Lituania e Bielorussia hanno un accordo che permette a ciascuno Stato, su richiesta, di ricevere informazioni su conti bancari all'estero dei propri cittadini. Solo quest'anno il Ministero della Giustizia di Minsk - capitale della Bielorussia - ha richiesto informazioni su 400 persone, compreso Bialatski, e secondo la Belarusian Human
Rights House (HRH) anche su altri attivisti per i diritti civili.

Durante una conferenza stampa il vice ministro della Giustizia bielorusso ha precisato alla banche che quelle informazioni sui conti correnti non erano obbligate a fornirle, il suo era solo un invito, e che le banche potevano rifiutarsi. Non erano nella condizione di farlo.

Come un attivista bielorusso mi ha spiegato: "Chi si occupa di diritti civili ritiene quanto accaduto un tradimento ai massimi livelli. È difficile credere che si sia trattato di un errore da parte di uno Stato in precedenza amico, e che dichiarava di supportare gli attivisti bielorussi e i movimenti democratici locali. A generare ulteriore confusione ci sono anche le diverse agenzie di Stato bielorusse che si rimpallano le responsabilità di quanto accaduto".

In molti hanno paure di cosa possa accadere ora. "Se le autorità lituane hanno già diffuso informazioni finanziarie di 400 persone, anche se tutte queste chiudessero i conti oggi, le informazioni resterebbero a disposizione delle banche per i prossimi 15 anni, e utilizzate in tribunale. Il problema è che non sappiamo esattamente cosa sia accaduto, ma l'impressione è che il governo lituano abbia dato un'arma in mano al governo bielorusso, e che questa arma possa essere usata a piacimento per distruggere l'opposizione" conclude l'attivista.

Spostarsi in Polonia? Sembrerebbe una scelta logica, ma oltre ai costi, è ora chiaro che anche il governo polacco ha tenuto un atteggiamento simile a quello lituano. Nel giugno scorso infatti ha passato informazioni sensibili a Minsk. All'uscita della notizia la scorsa settimana, le reazioni sono state immediate. Sia il primo ministro Donald Tusk, che il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski hanno condannato l'accaduto, licenziando i due uomini dell'ufficio del Procuratore Generale che avevano passato le informazioni. Sikorski ha scritto in uno status di Twitter "Mi scuso a nome della Repubblica di Polonia. È stato un grave errore, malgrado gli avvertimenti del Ministero degli Esteri. Raddoppieremo i nostri sforzi per supportare l'arrivo della democrazia in Bielorussia".

In questo caso, la comunità di attivisti bielorussi ha reagito se possibile peggio ancora, rispetto alla fuga di notizie dalla Lituania. Uladzimir Labokovich, membro del Viasna Human Rights Center - la stessa associazione di cui fa parte Bialatski - ha spiegato a RFE/RL che la mossa della Polonia mostra "tradimento e complicità alla repressione politica in Bielorussia, e cancella in un colpo solo tutte le dichiarazioni a favore della democrazia in Bielorussia".

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