Londra - I rivoltosi erano giovani, poveri e disoccupati

Londra - I rivoltosi erano giovani, poveri e disoccupati

London Riot - Li hanno chiamati criminali senza possibilità di appello. Gli stessi che elogiavano i rivoltosi della primavera araba, probabilmente, senza conoscere nulla né di Londra né dei paesi nordafricani o mediorientali, non hanno esitato a puntare il dito contro i responsabili dei giorni d'inferno di Londra. Sono state negate ragioni sociali, si è condannata - come si fa di solito, con una superficialità da tifosi che cantano gli slogan - la violenza, senza se e senza ma (una dicitura che va tanto di moda).

Ora il Guardian pubblica un'inchiesta approfondita che si basa sui dati provenienti dalle corti che processano i sospettati e che analizza e racconta le condizioni sociali, demografiche ed economiche dei rivoltosi di Londra. Un'inchiesta che smentisce clamorosamente il premier britannico Cameron, che si era affrettato a precisare che gli scontri non erano causati dalla povertà, senza però offrire valide spiegazioni.

Cosa dicono i dati del Guardian? Tanto per cominciare, emerge senza dubbio che la maggioranza dei sospetti già processati vive in periferie o quartieri poveri (il 66% di questi quartieri è diventato sempre più povero fra il 2007 e il 2010). Si sono presentati in tribunale 1297 sospetti. Il 65% di questi era a Londra. il 65% ha meno di 25 anni; il 17% ha fra gli 11 e i 17 anni. Pochissimi ne hanno più di 30. Gli uomini sono oltre il 90%.

Alex Singleton, urbanista, elabora e commenta i dati:

Gli scontri sono deplorevoli. Tuttavia, se eventi come questo devono essere evitati in futuro, le condizioni di vita delle persone che vivono in queste zone dev'essere parte della discussione. E' una "rottura sociale", quella che accade in questi luoghi, e la geografia è importante

In quasi tutte le aree di provenienza dei sospetti processati la disoccupazione giovanile e la povertà infantile sono molto più alte della media nazionale, mentre la scolarizzazione è significativamente più bassa. E se la povertà non può essere una scusa per la criminalità, è evidente, come si legge nelle conclusioni dell'Institute of Public Policy Research, che queste condizioni siano un elemento di enorme pressione sociale sulle famiglie, sulle persone.

[Foto | Flickr]

E la relazione chiosa:

E' urgente comprendere cosa stia accadendo nelle comunità dove è esplosa la violenza

Un'osservazione di semplice buonsenso. L'inchiesta del Guardian, poi, si focalizza sulla velocità dei processi e la tipologia delle pene in seguito alle sentenze dei tribunali. Non stupirà scoprire che la giustizia britannica, in questo caso, va più veloce e soprattutto con la mano più pesante. Anche per capi di imputazione quali il furto. A riprova del fatto che l'unica risposta del Governo britannico a quanto accaduto è l'uso della giustizia, senza se e senza ma.

Ma chi processerà eventuali responsabili delle cause sociali che sono sfociate nella rivolta?

Di sicuro non un tribunale ordinario. Dove, invece, ci si dà da fare per risolvere con il carcere punitivo, più in fretta possibile, tutte le questioni che riguardano i rivoltosi.

In generale, le sentenze d'incarcerazione sono il 25% più lunhe del normale, con una tendenza generalmente più punitiva (c'è anche una sentenza di quattro anni di reclusione per aver incitato al disordine su Facebook). Il 70% dei sospetti è in custodia cautelare. 56 degli 80 che hanno già avuto una sentenza definitiva sono stati immediatamente condannati al carcere. Generalmente, solo il 2% degli imputati resta in custodia cautelare, in Inghilterra.

La maggior parte dei condannati (per furto o per possesso di merci rubate) dovrà scontare, in media, 5 mesi di prigione (25% in più dei normali 4 mesi di media per gli stessi crimini nel 2010). Resistenze alle forze dell'ordine hanno portato a pene più lunghe del normale del 40%.

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