L'introduzione del reato di "omicidio stradale": la situazione in Europa


Sta facendo (stranamente) scalpore l'ipotesi del Governo di introdurre nel codice penale il reato di "omicidio stradale". Salvo Renzi e il deputato Idv Borghesi che da tempo propongono una norma del genere, c'è stata una levata di scudi dalla sinistra in merito alla proposta governativa che intende aumentare sensibilmente le pene per chi al volante, ubriaco o drogato, provoca la morte di innocenti sulle strade.

Si sprecano paroloni come "propaganda e demagogia" e si segnalano che le norme in realtà già ci sono. Peccato che siano assolutamente inutili, considerate le pene modeste (se non inesistenti) date ai pirati della strada nei tribunali. E all'estero regole dure in tal senso, simili a quella proposta, esistono da tempo.

In Olanda, in caso di guidatore ubriaco o drogato al momento dell'incidente mortale, si arriva a 9 anni di reclusione, in Danimarca il codice penale prevedeva un massimo di 4 anni in casi gravissimi, recentemente aumentato a 8 anni. In Inghilterra dal 2000 c'è una legislazione particolarmente dura in caso di uccisione per guida pericolosa, con reclusione fino a 14 anni, la perdita definitiva del diritto di guidare e l'arresto senza mandato. Norme simili seppur meno pesanti in Francia, Spagna e Germania.

Insomma una fattispecie di reato che esiste ovunque e che solo in Italia produce una sterile polemica politica. La norma potrebbe far superare finalmente la disputa dogmatica sulla natura dolosa o colposa del reato, consentendo in ogni caso l'inflizione di una pena adeguata per l'oggettiva gravità degli episodi di morte sulla strada a causa di pirati della strada.

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