Alcide De Gasperi travolto nel '53 dalla "legge truffa". La vera "trappola" è il "porcellum" ...

Non vogliamo qui ricordare le notevoli qualità e i molti meriti di Alcide De Gasperi come leader politico e come statista di livello europeo e mondiale. Vogliamo invece fare riferimento al “fattaccio” che ne decretò la fine politica.

Correva l’anno 1953 e De Gasperi, che si trovava nella morsa fra le spinte di destra della Chiesa e l’incudine e il martello dei neofascisti del Msi e dei socialcomunisti del Pci e del Psi, per tenere in piede il suo disegno (e il suo governo) centrista imbocca la strada di una riforma maggioritaria del sistema elettorale.

Presenta così una legge che già dalle elezioni del ’53 garantisca il 65% dei seggi alla lista capace di ottenere il 50,1% dei voti. Più o meno la stessa legge di fine anni 90 del dopo Tangentopoli che avviò la seconda Repubblica, anche col favore della sinistra postcomunista.

Invece, all’epoca, Togliatti e il Pci (insieme al Psi di Pietro Nenni) fecero fuoco e fiamme in tutto il Paese, bollando la proposta della Dc come “legge truffa” e accusando lo statista trentino di “biechi disegni reazionari”. La legge passò in Parlamento fra grida e insulti ma a giugno le urne la bocciarono, decapitando politicamente De Gasperi e aprendo la via al “professorino” Amintore Fanfani che rivolterà la Dc e l’Italia come un calzino.

Paragonata al “porcellum” di oggi, la “legge truffa” era la quintessenza della democrazia.

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