Cosa sono gli Eurobond?

Eurobond

Eurobond: sì, no, forse. Ma cosa sono, questi oggetti misteriosi? Li vuole Giulio Tremonti. Nicolas Sarkozy e Angela Merkel dicono no. Secondo Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia nel 2001, sono necessari. Ora viene fuori che, con buona pace del direttorio franco-tedesco, il commissario agli Affari economici e monetari dell'Unione europea, Olli Rehn fa sapere che l'UE potrebbe mettere a punto una bozza sull'emissione di eurobond. E in serata, la Merkel ribatte:

Si tratta di un pendio scivoloso, la situazione potrebbe peggiorare e noi non vogliamo arrivare a questo. Se tutti i debiti venissero messi in un solo contenitore non capiremmo da dove vengono. Gli eurobond non darebbero la possibilità o il diritto ai più di intervenire per forzare la disciplina finanziaria degli altri

Insomma, è necessario vedere nel dettaglio di che si tratta.

Eurobond o e-bond

Sarebbe meglio chiamarli E-bond, ma ormai la frittata giornalistica è fatta (dopo il salto il chiarimento). Quindi, gli Eurobond di cui tanto si parla in questi giorni, sono obbligazioni europee. Ovvero, titoli di debito denominati in Euro, garantiti dall'Unione Europea anziché da singoli stati membri.
Sarebbero, in sostanza, dei titoli di stato dell'Europa, vista come entità unica.

Chi vuole gli Eurobond? E chi no? Perché?

Gli E-bond sono già stati votati (!) dal Parlamento europeo, che ha dato mandato di studiarne le formule possibili (questo per far capire quanto conti il Parlamento europeo). Sono stati proposti anche dal Presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e dal ministro dell'Economia italiano Giulio Tremonti. Li ha caldeggiati vivamente, come dicevamo, anche Joseph Stiglitz.
Secondo l'economista, in un certo senso gli E-bond funzionano già, anche se in maniera non trasparente e con molta incertezza sulla possibilità di portare avanti questo sistema (ovvero, il debito pubblico dei singoli governi e, eventualmente, gli interventi da parte della Bce per acquistare titoli di stato).

Alla Francia e alla Germania fanno molta paura, perché, siccome l'Europa non è - nonostante sia unita monetariamente - un'entità unica, è altamente probabile che il costo di questi E-bond gravi sugli stati che stanno "meglio" da un punto di vista economico-finanziario, per salvare gli altri (Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda).

Il punto è che, in ogni caso, a lungo termine anche Francia e Germania patirebbero la crisi. Secondo Stiglitz, la strenua opposizione della Germania non porterà a nulla di buono. Anzi, l'economista arriva a sostenere che sarebbe meglio per tutti, per la Germania e per l'Eurozona, se la Germania lasciasse l'Euro, qualora continuasse a dirsi contraria all'emissione di E-bond. Questo perché le conseguenze di una corsa al pareggio di bilancio potrebbero essere molto gravi, in termine di recessione, checché ne dicano altri.

E la Banca Centrale Europea?

La Bce ha una posizione ambigua. Nel 2010 (quando vennero proposti per la prima volta) Trichet si disse contrario. Ha ribadito la propria posizione marzo del 2011. Ma Mario Draghi, che gli succederà, invece, li vorrebbe. Intanto, un ex dirigente della Bce Jürgen Stark, in un'intervista ripresa dal Guardian, ha affermato esplicitamente che gli E-bond sono una falsa soluzione.

Ma cosa sono gli "altri" eurobond?

Esistono delle Eurobbligazioni (il giornalismo divulgativo, nel tempo, ha chiamato entrambi con lo stesso nome), ovvero dei titoli di debito internazionali, denominati in una valuta che non è quella del Paese in cui sono stati emessi: esistono gli euroyen, gli eurodollari e così via. Sono obbligazioni al portatore, e riguardano sia il pubblico sia il privato. Per esempio, i primi Eurobond europei (in questa accezione) sono stati emessi nel 1963 da Autostrade. Per esempio, esistono obbligazioni tedesche emesse nel Regno Unito in euro. Nulla a che vedere con gli E-bond nell'altra accezione.

E invece, questi "eurobond" o "E-bond" sono davvero una soluzione?

Difficile dirlo. E' opinione piuttosto diffusa che sarebbero di grande aiuto per l'Europa per uscire dalla crisi. O almeno per cominciare a uscire dalla crisi. Ma sicuramente non sono e non possono essere la panacea di tutti i mali.

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