29 Agosto - La protesta dei Comuni a Milano

29 Agosto - La protesta dei Comuni a Milano: ci sarà anche Pisapia

Il 29 agosto i sindaci dei Comuni d'Italia scenderanno in piazza a Milano. E ci sarà anche Giuliano Pisapia: scelta antitetica rispetto a quella di Letizia Moratti che, l'8 aprile 2010, quando l'Anci chiamò alla mobilitazione contro i tagli, decise di non partecipare.

Le ragioni della protesta dei sindaci

Fondamentalmente, ci sono due motivi che animano la protesta voluta dall'ANCI, ed entrambe riguardano l'ormai famigerato decreto anticrisi 2011. Il primo è, naturalmente, l'accorpamento dei piccoli comuni, di cui abbiamo già parlato. Una misura invisa a sindaci dei più svariati colori politici. Ovviamente, anche a sindaci della coalizione di maggioranza.
Poi c'è la seconda questione, già sollevata da Gianni Alemanno durante la conferenza stampa degli enti locali: la manovra, così com'è concepita, genererà una serie di tagli ulteriori che colpiranno tutti i Comuni. I quali, di conseguenza, si troveranno a dover effettuare misure impopolari già allo studio ovunque: aumento dei servizi pubblici, del bollo auto o della Tarsu, per esempio. O peggio, a tagliare su tutti i servizi di propria competenza.

29 agosto e 23 settembre

E così, tutti in piazza il 29 agosto, con la chiamata che arriva da Osvaldo Napoli (presidente f.f. dell'ANCI) e dal coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni, Mauro Guerra, che scrivono una lettera a tutti i sindaci (il testo integrale è dopo il salto: è da leggere, per capire e perché i toni non sono per nulla concilianti), con ragioni della protesta e numeri.
Confermata anche la seconda giornata di mobilitazione prevista per il 23 settembre 2011 a Perugia, che riguarda fondamentalmente le Amministrazioni comunali del Centro Italia.

Il fuoco incrociato sulla manovra

Non c'è alcun dubbio che ci sia un vero e proprio fuoco di fila sulla manovra di Tremonti. E così, va detto: la sensazione è proprio che le questioni più spinose e visibili si tradurranno, alla fine, in un nulla di fatto: penso, per esempio, alle festività. E anche all'accorpamento dei Comuni.
E' probabile che venga tutto emendato. E' certo che la manovrà subirà modificazioni di ogni genere, e che occorrerà tenere gli occhi aperti. Fanno bene, comunque, i Sindaci, a far valere le loro ragioni.

Il testo della lettera

Caro Sindaco,

siamo ad un passaggio decisivo per il futuro delle nostre comunità. Per questo mi rivolgo direttamente a te per chiedere a te ed ai tuoi colleghi amministratori di partecipare ad una grande manifestazione di Sindaci e amministratori dei piccoli Comuni che ANCI ha indetto per il giorno 29 agosto a Milano. In concomitanza con il dibattito sulla manovra in Commissione al Senato.
Una grande manifestazione contro le norme riguardanti i piccoli Comuni e contro i tagli che colpiranno tutti i Comuni.

Con incredibile faciloneria si parla di accorpamento dei comuni sotto i 1000 abitanti, di eliminazione di giunte e consigli, in sostanza della sparizione dei Comuni. Si riduce il numero dei consiglieri negli altri piccoli comuni, sino a rendere praticamente inutili e ingestibili i consigli, e sino ad infliggere un colpo mortale ad una straordinaria rete di partecipazione democratica, di volontariato civico, di impegno per la propria comunità, per la sua coesione sociale, per la promozione ed il sostegno al suo sviluppo.
Il tutto vergognosamente contrabbandato come taglio virtuoso ai costi della politica ed alla casta.

E' un'offesa intollerabile per migliaia di amministratori di piccoli comuni i cui ruoli di consiglieri comunali (17 euro lorde a seduta per 3-4 consigli all'anno, e che spesso vengono lasciate nelle casse dei comuni o devolute in assistenza) e di assessori (nei comuni sotto i mille abitanti l'indennità di un assessore arriva alla esorbitante cifra massima di 130 euro lorde al mese, quando percepita), vengono indicati come uno dei piatti forti dei tagli ai costi della politica. Indennità che spesso, come tu ben sai, non vengono neppure percepite o che risultano ulteriormente dimezzate quando l'amministratore, come nella maggioranza dei casi per i piccoli comuni, è un lavoratore dipendente. Sono queste le 54.000 poltrone che si tagliano ?

Si dice che i Comuni in Italia sarebbero troppi, che sprecano.
Sono più che in Europa? Vediamo: in Italia sono 8.094. In Lombardia, che ha 9,8 milioni di abitanti, ce sono 1544. In Austria ci sono 2.357 Comuni su 8.360.000 abitanti; in Germania 12.104 Comuni su 81 milioni; in Francia 36.680 Comuni su 64 milioni; in Svizzera 2.596 Comuni su 7milioni di abitanti; in Spagna 8.116 Comuni su 45 milioni. E in nessuno di questi casi il Governo si è sognato di abolire i Consigli comunali. E i relativi costi non sono di certo superiori in Italia, anzi.
I Comuni sprecano? I Comuni italiani sono l’unica parte della pubblica amministrazione che in questi anni ha contribuito a ridurre il debito pubblico. Nonostante questo da anni subiscono tagli di miliardi di euro, ben superiori al loro peso nel comparto. Per intenderci: se lo Stato si fosse comportato come i Comuni, non solo non ci sarebbe il debito pubblico, ma il bilancio sarebbe in attivo.
I Comuni hanno già ridotto nel 2011 consiglieri e assessori del 20%. Hanno risparmiato poche centinaia di euro ma a fronte di questo si sono visti operare tagli di migliaia di euro da chi ha calcolato questi risparmi evidentemente in modo diverso. Nei Comuni lo stipendio medio di un dipendente è la metà di quello di un dipendente ministeriale, in media c’è un dirigente ogni 52 impiegati, contro un rapporto di uno a ventidue nei ministeri (1 a 14 nel Ministero dell’Economia, 1 a 7 nella Presidenza del Consiglio), nei piccoli Comuni dirigenti non ce ne sono.
I consiglieri, gli assessori e i sindaci dei piccoli comuni, con quelle indennità, senza rimborsi spese, sono in realtà dei volontari della partecipazione democratica e dell'impegno civile e sociale di questo Paese. Il loro ufficio spesso è la piazza del paese.
Quelle della manovra sono misure che non producono risparmi, ma impedirebbero ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti e incidono sui servizi per i quali i Comuni avevano già avviato un processo di gestione associata.

Si tratta di tagli alla democrazia, si tratta di nascondere dietro la cortina fumogena delle 54.000 poltrone eliminate i pesanti e tagli ai trasferimenti di tutti i Comuni, che si sommano a quelli di questi anni e di luglio, e che mettono a rischio l'erogazione di servizi essenziali e diritti fondamentali dei cittadini. Siamo vicini al momento in cui i comuni dovranno chiudere non perchè troppo piccoli, ma perchè impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale, possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle famiglie, alle imprese. Una grande riforma di semplificazione: il deserto delle politiche sociali e di sviluppo per la nostra gente.
Occorre mettere in campo tutte le nostre forze contro questa prospettiva. Nell'interesse non degli amministratori dei piccoli comuni ma delle nostre comunità e dell'intero Paese.

Ora basta! Contro manovre improvvisate che non producono risparmi ma possono provocare disastri territoriali e sociali, rilanciamo invece la nostra proposta di una normativa seria, coerente, partecipata, di sostegno e diffusione in tutti i piccoli Comuni della gestione associata delle funzioni e dei servizi attraverso gli strumenti delle convenzioni e delle Unioni di Comuni. Per garantire servizi adeguati e migliori ai nostri cittadini ed alle nostre comunità, per rendere più efficiente ed efficace l'attività amministrativa. Per contribuire seriamente a risanare il Paese in questo momento drammatico, rilanciandone le possibilità di crescita e di sviluppo economico, sociale e civile.
Per questo rivolgo un appello a Te ed ai tuoi colleghi amministratori per essere a Milano con l'ANCI il 29 agosto.
Con i miei migliori saluti.

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