PdL - Roberto Formigoni per la successione

Roberto Formigoni - La guerra di successione nel PdL

Guerra di successione. Non si può chiamare in altro modo, quella di Roberto Formigoni. Il Governatore della Regione Lombardia ha aspettato pazientemente il suo turno. Ha atteso anni, pazientemente, alla Regione Lombardia. Dove regna, irremovibile, da quattro mandati (ovvero dal 1995). Ha lasciato che si facessero i nomi più svariati, per il dopo-Berlusconi; ha aspettato che si esaurisse la fiducia in Giulio Tremonti - roba che dopo la gestione di queste ultime settimane deve aver raggiunto nel partito i minimi storici -, ha applaudito all'elezione di Angelino Alfano e il suo discorso programmatico. Ha cantato Libertà è partecipazione da Santoro. Ha cercato di non farsi troppi nemici palesi. Vuole dare alla Lega il contentino delle Super-Regioni. Piace alla base cattolica. Può contare sul potere elettorale di Comunione e Liberazione. Un potere che gli ha consentito di attendere, tranquillamente, il suo turno.

Poi, quando l'occasione è diventata irripetibile - il vuoto spinto intorno al premier, la maggioranza che si scanna sulla manovra correttiva e sul decreto anticrisi e che appare allo sbando, nessun altro nome spendibile e con altrettanta popolarità - ha affondato. Ha criticato l'operato di Tremonti e del Governo. Ha proposto la privatizzazione della Rai. Non ha mollato il colpo sulle critiche alla manovra, nonostante l'invito del partito alla coesione - Poi, a Libero - dei due principali quotidiani di destra, quello più palesemente contrario alla manovra - ha rilasciato una lunga intervista, in cui ha spiegato le sue idee.

Che prevedono un punto imprescindibile: dimissioni dei vertici del partito, primarie a ottobre. E' davvero il momento giusto, per Formigoni. Basta guardarsi attorno e capire che le sue chances sono altissime. Ha mediato con tutti - si è persino frapposto fra i cattolici e Berlusconi, scrivendo una lettera e chiedendo di sospendere il giudizio morale sul premier - e deve aver pensato, per dirla con uno slogan ormai abusato: Se non ora, quando?

Il progetto-Formigoni, infatti, non nasce mica adesso. Gianni Barbacetto scriveva la storia di Formigoni in un pezzo dal titolo Da grande sarò Berlusconi già nel gennaio 2001. L'articolo iniziava così in maniera affatto ambigua.

Scriveva Barbacetto:

Roberto Formigoni - l’uomo che aspira a diventare il successore di Silvio Berlusconi, per portare a compimento la democristianizzazione di Forza Italia - è stato rieletto presidente della Regione Lombardia alle scorse regionali del 16 aprile 2000 con il 62,4 per cento dei voti. Un trionfo. Ha funzionato bene la grande macchina acchiappavoti di Comunione e liberazione-Compagnia delle opere e ha dato buoni risultati il patto stretto tra Berlusconi e Umberto Bossi. I leghisti, che fino a qualche mese prima delle elezioni erano i più duri oppositori del potere formigoniano e non perdevano occasione per convocare conferenze stampa per denunciarne i presunti "abusi", hanno dimenticato in un attimo i loro attacchi e si sono stretti attorno all’ex avversario.

Se tempo fa a qualcuno l'analisi di Barbacetto poteva sembrare a qualcuno del tutto infondata, personalmente ho sempre pensato che fosse del tutto plausibile.

E oggi, infatti, le ambizioni di Formigoni si mostrano in tutta la loro evidenza. Del resto, per lui è evidentemente il momento di capitalizzare quanto costruito in questi sedici anni. E anche se Formigoni si nasconde con la modestia e dice di parlare per il bene del partito (al giornalista di Libero che lo punzecchia risponde: Intanto riformiano il partito con queste regole, poi se mi candido o no glielo faccio sapere), personalmente ho pochi dubbi in merito alle sue intenzioni.

E mi sembra anche che il Governatore della Regione Lombardia abbia parecchie possibilità. Del resto, se non ora quando?

  • shares
  • Mail
8 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO