Manovra, al via l'iter parlamentare. Maggioranza cercasi

Che afa fa, recitava un vecchio spot pubblicitario. Resta l’afa in Italia con l’aggiunta del caos politico: entrambi da bollino rosso.

Da dopodomani parte l’iter parlamentare della manovra (da martedì in commissione al Senato, il 5 settembre in aula) con l’obiettivo del Governo di chiudere la partita entro metà mese. Ma è tutto scritto sulla sabbia. Ogni punto traballa, niente è davvero stabilito, tutto è possibile. Tra le forze parlamentari e all'interno degli stessi partiti di maggioranza è un 'tutti contro tutti'.

Da un lato, i berlusconiani insistono sull'idea di ritoccare le pensioni; dall'altro, la Lega non ne vuole sapere. E questo è solo uno dei tanti nodi da sciogliere. Comuni o pensioni. Iva o contributo di solidarietà. Tagli della casta politica o di quella milionaria. Patrimoniale o quoziente familiare. Eccone altri in un groviglio dove il Governo rimane impigliato, senza indicare una rotta, senza un progetto di risanamento e di rilancio dell’economia.

Quando il Governo non è in grado di difendere la sua stessa manovra, significa che la maggioranza non c’è e ogni componente, ogni rivolo al suo interno, è in libera uscita, capace di ogni ricatto. La fantasia non manca: si va dalla proposta di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico a quella di recuperare risorse tassando le prostitute. Non esiste una linea del Piave e i fuochi d’artificio di questi giorni avranno effetto sulle istituzioni europee e mondiali, e soprattutto sugli operatori dei mercati finanziari, con altri durissimi colpi all’Italia, che nel 2011 perde altri 90 mila posti di lavoro .


Berlusconi è fuori scena, a cercare il fresco. Su Bossi il caldo è devastante: solo sproloqui. E’ Calderoli a dare ... la linea.“quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, prefigurando il pallino in mano alla Lega che, per rassicurare la base scontenta, torna a sventolare la bandiera della Padania secessionista e ad urlare contro il “colpo di Stato” dei poteri forti. Solito gioco delle tre carte, come se nel Cdm il decreto non fosse stato votato all’unanimità.

Sul fronte delle opposizioni qualcosa si muove. Ma non c’è segno di una controproposta strategica alla manovra, né tanto meno una risposta alternativa a questo governo e a questa maggioranza.

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