Libia - Il grande affare della ricostruzione. E 150 miliardi di dollari libici in banche, azioni e titoli di stato

Libia - Il grande affare della ricostruzione. E 150 miliardi di dollari libici in banche, azioni e titoli di stato

Update ore 15.20 - Su Downloadblog gli account Twitter da seguire per aggiornamenti in tempo reale da Tripoli e dalla Libia.

Libia - Ieri abbiamo fatto qualche ipotesi sulla fine di Gheddafi. Oggi proviamo, invece, a parlare della fine che farà la Libia. Perché mentre la cronaca è impegnata a raccontare le ultime ore, gli ultimi giorni del regime, è altrettanto impegnata a dimenticarsene a partire da pochi istanti dopo il crollo. Perché la ricostruzione non va raccontata. Eppure, se si leggono, nemmeno troppo fra le righe, i titoli dei giornali internazionali, si faranno interessanti scoperte. Che non sono scoperte ma conferme per chiunque conosca bene le splendide opportunità di profitto che si generano dopo una catastrofe, sia essa naturale o causata dall'uomo. Una prova? Le borse di tutto il mondo, ieri in crescita dopo una settimana disastrosa. Arriva la ricostruzione, signori.

L'Unione Europea è pronta a supportare la transizione libica. I ribelli vogliono ricompensare gli alleati. I media britannici suggeriscono un ruolo della NATO nella ricostruizione. Ma anche la Cina vuole un ruolo nella ricostruzione libica, scoprendosi improvvisamente umanitaria; sui media di stato si leggono affermazioni come questa:

"Overthrowing Gaddafi is entertainment for the media, but talk of rebuilding is not- The West has to take responsibility for clearing up its mess in Libya."
"There are too many places in the world that need to be rebuilt right now. [...] The West is going through economic hardship now, and it is doubtful whether it can stand the Libyan burden.

Che tradotto vuol dire: ci siamo anche noi a dividerci la torta (e fra le righe si legga anche: visto che deteniamo un'ampia quota del debito pubblico americano, vogliamo proprio vedere come ci terrete fuori). Ma di che torta stiamo parlando?

Il petrolio libico (EconomyWatch)

Ripasso in geografia: la Libia è in Nord Africa, fra l'Egitto e la Tunisia e il Mar Mediterrane, ha una supeficie di 1,8 milioni di chilometri quadrati (esattamente 6 volte l'Italia), a fronte di una popolazione di 6,5 milioni di persone (un decimo dell'Italia). La maggior parte della nazione è desertica. L'economia libica è fortemente dipendente dal petrolio, che contribuisce per il 95% alle esportazioni, per il 25% al PIL, per l'80% agli introiti del Governo.

Non sarà una sorpresa scoprire che, durante la guerra civile, le sanzioni e i bombardamenti hanno fermato i due terzi delle esportazioni del petrolio (e la maggior parte degli altri traffici). Con lo scopo di indebolire Gheddafi. Con l'effetto di indebolire tutto il paese.
La Libia è il terzo produttore di petrolio dell'Africa, per capirci. Ha una popolazione in crescita del 2% ogni anni, fatta essenzialmente di giovani, scarsamente istruiti.
Insomma. E' una specie di terra promessa per gli investitori.

Investimenti pregressi

In Libia c'erano già tutti, parliamoci chiaro. Per l'Italia, per esempio, l'ENI - le cui azioni, dopo le ultime notizie, sono salite del 7%, racconta orgogliosamente di essere presente nel paese da 60 anni (queste le principali attività dell'ENI).

Eni è presente in Libia dalla fine degli anni Cinquanta, con attività in tutti i bacini petroliferi del Paese. Eni è il primo produttore di idrocarburi in Libia: le attività operative upstream si svolgono sia on-shore nel deserto che nell'off-shore della Tripolitania. Mentre Eni, tramite la branch della controllata Eni Nord Africa BV gestisce in proprio le attività esplorative, quelle di produzione e sviluppo sono gestite dalla società no-profit Mellitah Oil & Gas che ha sede a Tripoli ed è partecipata in misura paritetica da Eni e dalla National Oil Corporation (NOC). Oltre all'upstream Eni è presente nel paese nel downstream con una partecipazione del 50% nella societa' Greenstream che opera il gasdotto che collega la Libia all'Italia.

La Cina aveva investito 18 mililiardi di euro prima del conflitto: in Libia operavano 75 compagnie cinesi su 50 progetti differenti per 36mila dipendenti (che sono stati evacuati e che evidentemente sono pronti a ritornare). TambaPress.

I russi (Gazprom Neft, Tatneft) avevano interessi libici per miliardi di dollari, così come i brasiliani (Petrobras e Oderbrecht). Stessa storia per la Germania, per la Francia, per gli Stati Uniti che supportano un'indipendenza del paese fin dal 1951, hanno peggiorato le loro relazioni internazionali con la Libia dopo il golpe di Gheddafi e poi hanno siglato una serie di accordi dal 2004 in avanti.

La Francia di Sarkozy - che attaccò per primo e in tutta fretta - aveva stipulato accordi con Gheddafi per forniture militari per svariati miliardi di euro, per esempio. E dell'amicizia e dei trattati fra Itaia e Libia non c'è altro da aggiungere.

Gli investimenti dei libici

Forse qualcuno sarà stupito: anche la Libia ha investito nel resto del mondo. Per 53 miliardi di dollari certi (in generale, si registra un'assoluta mancanza di trasparenza sui fondi libici internazionali).
Il primo report in assoluto per fare chiarezza è stato stilato da Global Witness (un'organizzazione non governativa britannica che combatte la corruzione) a marzo 2011. La LIA (Libyan Investment Authority) ha investito in prodotti finanziari delle banche di tutto il mondo e persino in titoli di stato (in particolare degli U.S.A.) per 1 miliardo di dollari. La British HSBC ha avuto 300 milioni di dollari, la Goldman Sachs 43. Inoltre, il governo libico ha circa 20 miliardi di dollari sparsi in banche di tutto il mondo. Dopo le rivelazioni del report, nessiuno, dalle banche, ha commentato. L'obiettivo della Global Witness sarebbe quello di costringere le banche a rivelare le origini dei loro fondi.
3,5 miliardi di dollari sono stati investiti in prodotti finanziari speculativi (1 miliardo solo nella banca francese Societe Generel).
La Libia ha quote in Nokia, Nestlé e Danone, EDF-GDF, Lagardere, Sanofi-Aventi Lab.
In Italia, la Libia possiede, per esempio, il 14% dell'UniCredit.

E tutto ciò rappresenta solo una piccola frazione del patrimonio di Geddafi. Occorre aggiungere almeno altro 20 miliardi di dollari, quasi tutti nel Regno Unito. E chissà quanti altri fondi di cui non si trova traccia. Secondo la stima più recente della Reuters stiamo parlando di 150 miliardi di dollari. Cui vanno aggiunte 144 tonnellate d'oro conservate nella banca centrale libica.

Il sostegno della NATO, dell'UE, dell'ONU

Non sarà difficile, dunque, alla luce di questo straordinario patrimonio e delle possibilità che offre la ricostruzione in termini economici, capire l'interesse mondiale per il dopo-Gheddafi.
La NATO si è affrettata a offrire, tramite le parole di Anders Fogh Rasmussen un ruolo nella transizione, con un supporto militare per traghettare la Libia verso un governo democratico sostenibile, per assistere i ribelli nelle riforme, sfruttando la grande esperienza delle proprie forze armate nel cosiddetto democratic control. Che belle parole.

L'Unione Europea ha fatto sapere - tramite Barroso e Herman Van Rompuy - che è pronta a svolgere il suo ruolo nella fase post-bellica (la ricompensa per aver attaccato).

Notizie dai ribelli

I ribelli fanno sapere che non hanno problemi con le nazioni occidentali (Italia, Francia e Regno Unito), ma che potrebbero aver qualche scontro politico con Russia, Cina e Brasile (le nazioni che hanno votato contro le risoluzioni ONU quando è scoppiata la rivolta).

L'analisi

Illuminante e, dopo questo lungo excursus, decisamente conclusiva, l'analisi di Marwan Bishara, esperto politologo di Al Jazeera

Dopo decenni di complicità con i dittatori arabi, i poteri occidentali si sono inseriti nella rivoluzione libica dopo i genocidi di Geddafi, ma la loro interferenza non era necessariamente motivata da scopi umanitari, quanto piuttosto dalle stesse ragioni geopolitiche che avevano portato quegli stessi governi a essere amici di Gheddafi, Ben Ali e Mubarak in un primo momento.
Questo non significa che i libici non debbano apprezzare un aiuto. Ma l'eventuale cooperazione deve essere svolta sulla base del rispetto e degli interessi reciproci.

Il che appare quantomeno complesso. Comunque. Finito Gheddafi, la Libia è uno splendido terreno di conquista per il capitalismo locale e mondiale - e, come visto, ha anche qualche credito esigibile nei confronti dell'occidente. Quindi diventa un posto perfetto per essere dimenticato dall'agenda setting dei media.

Era doveroso dar conto del quadro complessivo della situazione.

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO