Decreto anticrisi in Commissione Bilancio al Senato: passaggio decisivo

manovra anticrisi commissione bilancio al senatoOggi il decreto anticrisi approda in Commissione Bilancio al Senato: un primo passaggio già decisivo per un iter complessivo che non dovrebbe, nelle intenzioni del Governo, durare più di due settimane, si dovrebbe votare in aula il 5 settembre. Abbondano i retroscena: perché in realtà più che una manovra sembra una partita a scacchi. Proviamo a riepilogare dandoci un punto di partenza: i 45,5 miliardi di euro della manovra. Quei soldi devono saltare fuori alla fine dell'iter, il saldo deve essere invariato. Quindi diamo quello come traguardo: sul come arrivarci, ci sono diverse idee e tantissimo potrà cambiare in corso d'opera, come vi spiegavo ieri.

La manovra annunciata nel Consiglio dei Ministri di venerdì 12 agosto - e "rispiegata" sabato 13 - il decreto approvato in fretta e furia e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale prima di Ferragosto dava un'idea di massima dell'intervento: riassumendo molto, i punti chiave erano il prelievo di solidarietà - che ora si dice possa saltare, in cambio di un aumento dell'iva - i tagli alle province, gli accorpamenti dei comuni sotto i 1500 abitanti, i tagli ai ministeri, poi privatizzazioni e liberalizzazioni come piovesse, una riforma dell'assistenza che secondo i calcoli dell'epoca di Tremonti e del Ministero delle Finanze avrebbe permesso di risparmiare qualcosa come 20 miliardi di euro. Le pensioni? Prima degli annunci aveva "vinto" la Lega, erano state toccate decisamente poco.

E adesso che cosa è rimasto? Già ora, che la manovra deve ancora essere discussa e approvata dal Parlamento - un decreto legge perde efficacia se non viene applicato entro sessanta giorni - vede i partiti di Governo uno contro l'altro, ognuno a difendere il proprio bacino elettorale. Esempio: le pensioni. Se il PdL una mano vorrebbe anche mettercela, la Lega non vuole. Ma la Lega vuole una mano leggera con i comuni e gli enti locali, già tutti sul sentiero di guerra - e il 29 agosto l'Anci manifesterà a Milano - e qualcosa deve offrire in cambio. La Lega cederà, anche senza ricevere nulla in cambio come accaduto negli ultimi anni. Strepita molto la Lega in questi giorni, ma è tutta scena: mai come nel caso della Lega Nord - negli ultimi anni per niente di lotta e solo di governo - vale il detto Can che abbaia non morde.

Scrive oggi Marcello Sorgi su La Stampa:

Basta guardare due come Crosetto e Napoli, da sempre fedelissimi del Cavaliere. L’idea che da un giorno all’altro abbiano autonomamente preso le distanze dal loro leader fa sorridere chi sa come funziona il partito del presidente. Così l’inverosimile emersione ferragostana di una ventina di obiettori di coscienza, sufficienti a mettere in discussione l’approvazione del decreto e a rendere evidente la necessità di una mediazione e di un riaggiustamento della manovra è chiaramente funzionale all’obiettivo di Berlusconi di ottenere un cambiamento delle misure e di renderle più digeribili per i suoi elettori.

E la parallela opposizione della Lega a qualsiasi riscrittura è quel che serve a Tremonti per dimostrare che la «sua» manovra è intoccabile. Nel Parlamento appena riaperto c’è chi dice che questo braccio di ferro finirà con Tremonti fuori dal governo e un tecnico come Grilli al suo posto. Ma c’è pure chi obietta che una sostituzione del genere sarebbe impossibile senza una crisi di governo. Al lavoro per tutti questi giorni nella speranza di costruire un accordo tra i due, anche gli ultimi pontieri si preparano a gettare la spugna. Stavolta più che mai Silvio e Giulio sono soli faccia a faccia.


La morale qual è? Uno: Giulio Tremonti è a dir poco isolato: lo scandalo dell'affitto che ha riempito qualche prima pagina quest'estate era l'antipasto, era un segnale. Certe cose non escono alla luce casualmente, ricorderete bene quando si parlò di "metodo Boffo", lo spiega questo pezzo del Sole24Ore dell'epoca erano i primi di luglio

Nella migliore delle ipotesi una discussione animata, partita dalle diversità di vedute sui conti pubblici e sulla manovra economica e finita con un messaggio chiaro ed esplicito: non sarò vittima del metodo Boffo. Dall'interrogatorio del ministro dell'Economia Giulio Tremonti - sentito dai pm napoletani Francesco Curcio ed Henry John Woodcock come persona informata sui fatti nell'ambito dell'inchiesta sulla P4 - emergono i contrasti tra il titolare dell'Economia e Silvio Berlusconi.

Sempre in quel periodo nei corridoi del ministeri si diceva di dimissioni imminenti del Ministro dell'Economia in favore di Mario Draghi, ventilato successore. Per ora non è accaduto.

Il secondo dato che emerge è che anche Berlusconi è un po' più solo: ha ceduto sulla manovra, e una serie di fedelissimi berluscones si sono alzati come era assolutamente impensabile facessero. Sono segnali, da leggere: che anche lì, anche in quell'area del centro destra più filoberlusconiano qualcuno stia iniziando a riposizionarsi. Se è presto per dire se la barca stia effettivamente affondando, una cosa è certa: il capitano non è più quello di una volta.

Salvatore Merlo sul Foglio, scrive

“La manovra non può restare così com’è e dovrà essere blindata a Palazzo Madama e a Montecitorio”, hanno già concordato ieri Cicchitto, Gasparri e Berlusconi. Il ruolo di interdizione che la Lega sta assumendo infastidisce, ma nessuno mette in dubbio che alla fine il buon senso possa prevalere “sui riflessi pre elettorali”. Tanto più se in realtà l’intervento sui tagli ai comuni – come dicono tutti – lo si può modificare senza strepiti. Bossi digerirà le pensioni e salverà gli enti locali. La Lega potrà gridare alla vittoria. E avanti così

e nota il silenzio di Berlusconi, che in questi giorni sta lasciando "tramare" la corte PdL e sbraitare la Lega Nord. Lega Nord che rientrerà nei ranghi, come ha sempre fatto da quando è al Governo.

Foto | Flickr

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