Sciopero generale 6 maggio 2011, chi scende e chi non scende in piazza

sciopero generale 6 settembre protesteE così ieri è stato indetto uno sciopero generale per martedì 6 settembre. È il secondo quest'anno: il primo era stato il 6 maggio scorso. Perché la Cgil ha indetto uno sciopero generale? Principalmente per la manovra e il decreto anticrisi di Giulio Tremonti, ritenuto iniquo. Cisl e Uil si sono smarcate, anche Ugl - e credo che questo per molti sia una conferma indiretta che lo sciopero generale del 6 settembre è giusto e va fatto - bene o male tutti spiegando che "non è questo il momento, c'è la crisi", oppure che "non si può perdere una giornata di lavoro adesso, con le borse che traballano, la produttività, eccetera", e anche che "non faremo la fine dei sindacati greci".

Cgil e Fiom invece sono unite nello sciopero generale: il 6 settembre non è una data casuale naturalmente, visto che il 5 settembre la manovra approderà in aula e verrà votata. Saranno giorni comunque molto "caldi" e non dal punto di vista del termometro. Spiega la Cgil

la manovra è “depressiva” e “socialmente iniqua”, perché non viene destinata alcuna risorsa né alla crescita, né all'occupazione, mentre i redditi e i consumi dei cittadini continuano a ridursi. Per la CGIL ad essere colpiti dal provvedimento sono, ancora una volta, i soggetti sociali più deboli: lavoratori, pensionati, famiglie, mentre si continua ad evitare di intervenire sull'evasione fiscale, sulle rendite finanziarie e sulle grandi ricchezze. Il decreto del 13 agosto oltre ad essere “inefficace” perché, come spiega la CGIL, “non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, né pone le basi per ridurre realmente il debito”, possiede “caratteri antisindacali” in quanto “pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro”

Non mi sembra onestamente fantascienza: uno dei punti chiave del decreto anticrisi di Giulio Tremonti è proprio l'assenza di misure strutturali. Facendola breve: ok, forse, se tutto va bene, quando la approveremo definitivamente la "manovrona" mette a posto i conti per quest'anno. E quello dopo? Siamo da capo. Non c'è niente, sulla crescita, sul futuro: e non lo dice la Cgil o la Fiom, lo dice anche Confindustria. È il solito stato di emergenza perenne che non fa pensare al futuro. Oltre a questo, nella manovra c'è il consueto abbassamento delle tutele per i lavoratori, già non certo in cima alla lista delle priorità degli ultimi governi di questo Paese, di centro destra e centro sinistra che siano stati. Tra gli interventi che vi segnalo oggi sui quotidiani, c'è quello di Sergio d'Antoni, abbastanza previdibilmente contrario, su Europa:

Ogni forma di protesta estrema assunta in maniera unilaterale va evitata, perché finirebbe fatalmente per indebolire questo fronte unitario. Lo sciopero generale indetto da una sola sigla rischia di ricreare distanze che non servono al paese. In questa importantissima fase ci vuole unità, nella società come nelle istituzioni. Tre anni di paludi della destra hanno portato il paese sull’orlo del baratro. Ma con il rapido disfacimento del sistema di potere berlusconiano, che ha sempre mortificato le ragioni del dialogo e del confronto, ci è data oggi l’occasione di aprire un percorso nuovo. Un cammino che promuova ed edifichi una stagione di piena e responsabile concertazione tra tutti i soggetti in grado di partecipare alla definizione delle riforme necessarie. Ma bisogna stare attenti. Perché, anche se è al suo canto del cigno, il governo continua a lavorare per dividere. Non diamogli altri alibi

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