Ore 12 - Berlusconi come Breznev. E il Parlamento come quello della "Banda dei quattro"

altroIn queste giornate di grande calura Silvio Berlusconi appare com’era alla fine Leonid Breznev in Urss: incartapecorito, impotente, inutile.

Che fare, con il Paese nella morsa della crisi economica e con un premier senza più leadership, un Governo che non governa e con il Parlamento che pare quello cinese all’epoca della “banda dei quattro”?

Il fronte delle opposizioni è diviso su tre rivoli. C’è quello sindacale, con la Cgil che fa quello che un sindacato deve fare quando il Governo colpisce i lavoratori e i ceti più deboli, senza una via d’uscita di rilancio: cioè risponde con la proposta, la protesta e con la lotta, con lo sciopero.

C’è quello politico, quello post comunista e dei movimenti extraparlamentari, (molto) vocianti e (poco) scalpitanti, di scarsa efficacia. C'è quello parlamentare, sostanzialmente unito contro Berlusconi, ma diviso sull’alternativa. Governo tecnico e-o istituzionale? Elezioni anticipate? Aventino?

A sinistra, ma non solo, cresce la posizione attendista, parafrasando il proverbio cinese: “Siediti sulla riva e attendi il cadavere del tuo nemico lungo il fiume”. In altre parole lasciare cuocere Berlusconi nel suo stesso brodo, fare terra bruciata intorno al Cav e al centrodestra, non muovere un dito in attesa del big bang. Una posizione, la “ritirata sull’Aventino”, che fu presa dalle opposizioni contro il fascismo nel 1924 e che diede di fatto via libera al Duce.

Altri tempi, ma sempre forte resta l’idea del “tanto peggio tanto meglio”, che è la fuga dalle responsabilità e lascia campo libero a chi cerca lo sfascio totale. Allora?

A meno di imprevedibili (poco probabili ma sempre possibili) implosioni nel Pdl e nella Lega, l’unica via resta quella di fare opposizione forte, propositiva e costruttiva in Parlamento e nel Paese, collegando il Palazzo alle piazze, tessendo una formidabile rete di alleanze culturali, sociali, politiche sulla base di uno straccio di programma riformatore minimo ma credibile e fattibile.

Impossibile? No, anche se oggi molto difficile. Perché va scavato nel profondo, non limitandosi al pur importante nodo della manovra, che oggi va fatta ma seguendo criteri di giustizia ed equità -tutti ai remi, ma chi più ha più paghi- e puntando sullo sviluppo.

C’è da azzerare, con il berlusconismo, anche questo bipolarismo Made in Italy che ha visto, chi più chi meno, tutti complici. C’è da rifare la politica, dalle radici, idee e uomini. In assenza di verità, di un cambio di passo nel rapporto fra potere e società, di un progetto politico-programmatico-culturale di società che dia una speranza e una prospettiva agli italiani, c’è poco da illudersi. Ci aspetta una montagna di cocci.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO