Sciopero generale - Raffaele Bonanni lo svuota di significato. E arriva anche Fioroni (PD)

Raffaele Bonanni

E' in atto una vera e propria opera di mistificazione dello sciopero generale del 6 settembre 2011 indetto dalla CGIL. Un'opera volta a svuotare definitivamente il senso stesso della parola sciopero.

Si sfrutta il richiamo alla coesione sociale da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per cominciare. E si arriva al punto di screditare il senso stesso dello sciopero.

Ci pensa, in ottima compagnia, il Segretario generale della CislRaffaele Bonanni dalle pagine del Giornale. Intervistato, il sindacalista arriva addirittura a sostenere, come se fosse dotato di una logica ferrea, un discorso che appare assolutamente paradossale.

Non serve. Lo abbiamo detto spesso in questi tre anni di crisi: giusto protestare, ma solo per motivi sindacali, quando c’è una vertenza da chiudere. Poi si può manifestare di sabato oppure di sera come in questi anni abbiamo fatto noi e la Uil, consapevoli della situazione in cui siamo.

E chi utilizza l'unico strumento rimasto ai lavoratori - forse sarebbe più corretto dire: ai cittadini, visto che la manovra aggiuntiva ha addirittura annullato la volontà popolare espressa con il Sì al quesito 1 dei referendum di giugno - per far sentire la propria voce.

Ma Bonanni prosegue con il paradosso:

Lo sciopero è un aiuto a chi in questo governo non vuole il dialogo con noi. Sembra che ognuno giochi la parte di un copione. Loro fanno sciopero, il governo tira dritto.

Ma il discorso sembra tutto al contrario: lo sciopero non può essere un aiuto al Governo. Lo sciopero non può essere inutile perché qualcuno ha deciso che ci vuole coesione sociale. La coesione sociale non può essere richiesta se un Governo, per primo, la demolisce. Eppure, negli anni - fin dal 1994, prima manovra di Berlusconi - è questo quel che è successo: si è mistificato il senso dello sciopero. Si è svuotato del suo significato. Lo si è rappresentato - e quindi, visto che nella società dello spettacolo, la realtà è rappresentazione - come un inutile e arcaico orpello. Lo si è falsificato nel suo senso più profondo, modificando, nell'immaginario, il significato della parola sciopero, trasformandolo in un concetto che abbia a che fare con chissà quale illegale ribellione. Invece, se esiste un dissenso nel Paese, allora si dovrebbe coagulare e si dovrebbe manifestare, senza timore di disturbare troppo.

Giuseppe Fioroni Invece no. Invece arriva anche Giuseppe Fioroni (Pd, braccio destro di Veltroni) a dire che la Cgil è irresponsabile - utilizzando dunque la stessa retorica della destra - e ad auspicare che il Pd non dichiari appoggio alla manifestazione:

Non credo che uno sciopero generale sia il modo di aiutare a far crescere un Paese che non cresce. Un sindacato è legittimo che faccia ciò che voglia, ma il Partito Democratico deve avere il coraggio della responsabilita' e non ritengo che sia responsabile oggi aiutare ad uscire dalla crisi con gli scioperi.

Ecco, è proprio da qui che si può criticare, lo sciopero.

Perché in questi lunghi anni, in questo lungo ventennio, i sindacati e i partiti cosiddetti di sinistra, hanno contribuito a questo svuotamento, chiamando alla piazza a volte e non altre, cercando di dettare l'agenda setting del dissenso - aiutati, in ciò, dai media - e generando prima una particellizzazione del dissenso stesso, poi un popolo di assuefatti all'indignazione, un popolo che si indigna a orologeria, un giorno per la casta, quello dopo per la Chiesa, quello dopo ancora per gli scandali di letto, e che si dimentica tutto.

La contrattazione, se vogliamo, è stata il più grande inganno a cui si siano prestati i sindacati. La contrattazione è uno strumento che favorisce sempre il sistema e i poteri forti - se mi concedete il termine, utilizzato qui senza alcun intento ideologico.
D'altro canto, lo sciopero era uno strumento potente di autodifesa dei lavoratori. E dei cittadini. Che andava oltre la contrattazione e che afferiva alla sfera inalienabile del diritto al dissenso.

Ora, complici due entità teoricamente opposte e contrarie ma evidentemente funzionali, è stato violentato e stracciato nel suo valore più profondo. Come del resto è stata violentata la politica stessa, in Italia.

Questa può essere una critica - che meriterebbe più spazio - al concetto di sciopero come lo si vive oggi. Le parole di Bonanni, invece, restano un paradosso fortemente utile al sistema e alla rappresentazione. Per tacer di quella coesione sociale cui occorrerebbe richiamare prima chi ci governa e poi, eventualmente, i cittadini.

I quali, peraltro, sono dormienti e si indignano a orologeria. Proprio come volevano sistema e antisistema.

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