Vaticano paga tu: l'esenzione ICI della Chiesa e altro...

vaticanp aga tu In questi giorni è esplosa, più o meno ovunque, la campagna nata su Facebook Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria - trovate la pagina FB qui - ne ha parlato chiunque, anche all'estero: Massimo Falcioni ne ha scritto lunedì scorso. Noi ne abbiamo solo accennato, volutamente: ne scrivo - portate pazienza: un po' a lungo... - io ora, per cercare di spiegarvi un paio di cose. Un paio di cose certamente impopolari, ma, per come la vedo, oneste. Per come la vedo, alcune esenzioni fiscali - di cui usufruisce non solo la Chiesa, anzi: vedremo meglio dopo - sostengono qualcosa che lo Stato non ha la minima voglia di pagare. E fa comodo a tutti che sia così: senza staremmo peggio, e dovremmo pagare qualcun altro perché lo faccia, probabilmente spendendo di più. In poche parole, la vedo in una prospettiva utilitaristica: quanto ci costerebbero, se fossero erogati dallo Stato, i servizi che offre la Chiesa?

Vediamo. Che cosa fa la Chiesa Cattolica in Italia? Provo a raccontarvelo io, laico, neanche battezzato. Tante cose: interferisce nella vita politica di uno Stato, e non dovrebbe farlo, interferisce con le politiche sanitarie di un Paese estero - v. Ru486, testamento biologico, contraccettivi - e non dovrebbe farlo. Sullo IOR, la banca vaticana, ci sono ombre lunghe più che a un tramonto. Ma Vaticano e Chiesa Cattolica, non sono la stessa cosa. La Chiesa sì, rompe un po' le scatole, e Benedetto XVI crede che i confini del Vaticano siano gli stessi dell'Italia. Insomma: le rompe quelle scatole come non dovrebbe romperle. Però. Però fa anche tanto, la Chiesa Cattolica in Italia. Non pensate a Ruini, non pensate a Ratzinger, non pensate a Giuliano Ferrara o a Camillo Langone, non pensate alla CEI, ad Avvenire, o a Socci, o all'Osservatore Romano. Quella è la proiezione, è brutta, sgradevole: non ha alcun contatto con la realtà, semplicemente perché la realtà è un'altra.

La realtà è un'altra, e cercherò di renderla con un'iperbole. Senza preti, i bambini non potrebbero giocare a calcio. No, non sono pazzo. Avete mai sentito parlare di oratori di Stato? Certo: non esistono. Esistono le scuole calcio, ma di solito paghi per frequentarle. Gli oratori, no. Se una famiglia vuol far giocare un bambino dove lo manda? Di solito, in oratorio. Se un povero ha fame, dove va? Di solito, alla mensa dei poveri. Chi la gestisce? Solitamente, non lo Stato. Solitamente dei preti. E se il povero ha freddo?

Di solito, trova qualche vestito non in un ufficio comunale, ma in un ufficio che, in alcuni casi, si troverà esentato dall'Ici, in un ufficio dove ci sono dei preti o dei volontari. Con questo: la Chiesa Cattolica in Italia dovrebbe fare enormi passi indietro, per quel che riguarda le interferenze nella vita politica italiana. Qual che fa la Chiesa Cattolica in Italia non vale i miliardi di euro che lo Stato italiano ci perde? Probabile. Ma senza i servizi erogati dalla Chiesa, a un livello molto più tangibile, molto più prossimo alla realtà e lontano dalle chiacchiere, staremmo peggio. Naturalmente, non sono il solo a pensarla così. Quei - affettuosamente - cattocomunisti di Famiglia Cristiana, hanno esposto benissimo i dubbi del cattolico, magari di sinistra ma non solo, su un certo tipo di campagne da centinaia di migliaia di fan su Facebook che diventano notizia da telegiornale della sera:

Come abbiamo detto c’è perfino un sito su Facebook che raccoglie migliaia di sprovveduti adepti che hanno abboccato all’esca del “tutti paghino le tasse, anche il Vaticano”. Peccato che l’esenzione dell’Ici sia riservata solo per gli immobili nei quali gli enti commerciali (anche laici) svolgono alcune specifiche attività, come recita la legge 222/1985. Enti “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative o sportive, nonché delle attività di religione o di culto”.

Se una parrocchia, poniamo, possiede una pensione, una trattoria, un negozio o una libreria, paga l’Ici fino all’ultimo centesimo, anche se i suoi utili vengono reinvestiti a fin di bene. La pretestuosa campagna laicista che sta sollevando un gran polverone al grido di “stop ai privilegi del Vaticano” sta quindi aggredendo quel poco di protezione sociale che è rimasta in piedi in Italia: ospedali, scuole per l’infanzia, oratori, doposcuola per i bambini indigenti, asili, mense dei poveri, centri di accoglienza, dispensari della Caritas, case famiglia, consultori, istituti per giovani madri. Stesso discorso per l’abbattimento del 50 per cento dell’Ires (l’imposta sui redditi societari) riservata solo agli enti ecclesiastici assistenziali o di beneficenza. Complimenti, amici laicisti.


Ecco: con quei soldi, paghiamo "ospedali, scuole per l’infanzia, oratori, doposcuola per i bambini indigenti, asili, mense dei poveri, centri di accoglienza, dispensari della Caritas, case famiglia, consultori, istituti per giovani madri" non ho onestamente idea di quanto costerebbero quegli stessi servizi erogati dallo Stato. Non penso poco. Il punto però sta tutto nella bufala dell'esenzione. Che c'è sì, ma non solo per gli immobili di culto, lo spiegava l'avvocato Marco Ciamei su La Bussola tempo fa, in un pezzo che ha girato parecchio:

La legge
Nel 1992 lo Stato italiano ha istituito l’ICI, l’imposta comunale sugli immobili. Nello stesso intervento normativo (decreto legislativo n. 504/1992) sono state previste delle esenzioni: “alla Chiesa cattolica”, penserete subito. Sbagliato: l’esenzione ha riguardato tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”.

Detto questo: sarebbe tanto bene che Vaticano, CEI e affini - che in ogni caso non sono la stessa cosa - abbassassero e di molto la cresta, in Italia. Io la vedo da un punto di vista meramente utilitaristico: i servizi che la Chiesa offre gratis, ci costerebbero molto di più se fossero erogati dallo Stato. Magari, quegli stessi servizi fossero erogati dalla Stato: ma a quel punto ci lamenteremmo ancora di più della pressione fiscale. E in un periodo di manovra e decreto anticrisi, in cui si taglia sugli enti locali - quelli che erogano i servizi cui già normalmente la Chiesa supplisce, ed ancora più dovrà supplire in futuro - una campagna del genere mi sembra onestamente una zappa sui piedi. Non è il migliore dei mondi possibile questo che vi ho appena mostrato? Certo che no, è indegno di un Paese moderno. Ma è quello che c'è. Anche a me piacerebbe che fosse lo Stato a erogarli quei servizi. Ma così non è, il mio è solo realismo. O utilitarismo, se preferite.

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