Esteri, speciale Libia: battaglia per Tripoli e per il denaro di Gheddafi

Esteri, speciale Libia, battaglia per Tripoli e per i soldi di Gheddafi. Gli scontri per il controllo della capitale libica sono ancora in corso. Sul live blog di Al Jazeera potete seguire gli ultimi aggiornamenti sui combattimenti che vedono impegnate le forze lealiste contro i ribelli del Consiglio nazionale di transizione (Cnt). Sul sito dell’emittente panaraba trovate anche una mappa interattiva che documenta l’evolversi della situazione di quella che è diventata una vera e propria guerriglia urbana con combattimenti casa per casa.

In ogni caso, anche se Gheddafi è ancora vivo e incita i suoi a reistere, la guerra appare quasi terminata e per la coalizione degli insorti è venuto il momento di battere cassa. Il leader della coalizione Mahmud Jibril ha iniziato un viaggio diplomatico in Europa per chiedere di sbloccare miliardi di dollari di asset libici attualmente congelati. Le garanzie? Una commissione per la formazione di una nuova Costituzione da sottoporre a referendum popolare. Non ci vuole però un genio per capire che la contropartita sarà ben più che una vaga “transizione democratica”, ma sarà fatta di contratti per lo sfruttamento di petrolio, gas e appalti per la ricostruzione, come è già stato ben spiegato su queste pagine.

Il viaggio di Jibril si svolge in contemporanea con una querelle all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu che, questa settimana, dovrebbe votare una risoluzione per sbloccare 1,5 miliardi di dollari di asset libici attualmente congelati in banche Usa. Secondo quanto riportano alcuni analisti, l’intero ammontare del patrimonio del regime (e della famiglia) di Gheddafi ammonterebbe a 110 miliardi di dollari sparsi in banche di tutto il pianeta.

Cifre da capogiro, che fanno capire come il rais libico abbia potuto finanziare mercenari, acquistare armi e guadagnarsi appoggi internazionali presso quegli stessi paesi che ora gli muovono guerra finanziando i ribelli (e supportandoli con addestratori e forze speciali direttamente sul campo).

La prima mossa per dare ulteriore ossigeno ai ribelli passa comunque da un’eventuale risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu per sbloccare il miliardo e mezzo attualmente congelato dal Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite. Se l’Amministrazione Obama è da giorni impegnata a fare pressioni in questa direzione, un ostacolo è però rappresentato dal Sud Africa guidato dall’African National Congress (il partito un tempo guidato da Nelson Mandela).

In passato l’Anc sarebbe infatti stato finanziato dalla Libia. Parliamo dei tempi in cui il partito sudafricano era ancora un movimento di liberazione che si batteva contro l’Apartheid e Gheddafi amava presentarsi come il paladino dei popoli oppressi dell’Africa. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e Gheddafi ha rivelato il suo vero volto, ma resta il fatto che l’Anc (oggi al Governo in Sud Africa) sembra non aver dimenticato i suoi debiti di riconoscenza e continua a votare contro la proposta di Washington di sbloccare il denaro libico custodito nelle banche Usa. Come riporta la Cnn, l’ambasciatore sudafricano Baso Sangqu ha dichiarato di approvare il decongelamento solo di una parte degli asset per fare fronte a esigenze umanitarie urgenti, ma che sarebbe prematuro per le Nazioni Unite riconoscere il Cnt come il legittimo governo della Libia, sbloccando in suo favore l'intera somma .

Di fatto, l’opposizione del Sud Africa è però destinata a creare solo un po’ di disturbo e a rallentare i lavori (la riunione del Consiglio di sicurezza tenutasi ieri non ha infatti approvato la proposta degli Stati Uniti), perché il paese africano non ha potere di veto in seno al Consiglio. L’Amministrazione Obama ha già fatto sapere che continuerà a fare pressioni e che, in ogni caso, troverà il modo per fare comunque avere il denaro ai ribelli libici.

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