Ore 12 - Manovra, tagliare la politica, non la democrazia!

altroE'’ un gioco, quello dell’altalena, che riesce bene al Governo impegnato in queste ore a trovare la quadra sulla manovra bis (o tris?). Forse sarebbe meglio chiamarlo gioco dei bussolotti.

L’esempio della soppressione delle Province è emblematico: non si toccano, via solo quelle piccole, cancellarle tutte o nessuna. La coperta è corta e si copri la testa scopri i piedi, se accontenti la Lega scontenti il Pdl, poi ci sono le correnti, le frange, le sottocordate, i signori delle tessere, i portaborse, le cricche e l’infinita ragnatela del potere e del suo sottobosco.

Così ogni giorno il governo fa marcia indietro sulle sue stesse proposte. Alzi la mano chi ha capito se il governo vuole abolire o no le province. Appunto. Ma nessuno parla di ridisegnare i territori, oggi nel fazzoletto fra città e province, e il federalismo altro non è che una bandiera “ideologica” sventolata sempre più stancamente, un rito dovuto, da Bossi.

L’impressione è che il governo, nel suo stato confusionale, abbia l’obiettivo politico di colpire le sedi della rappresentanza democratica e non i fattori di costo della politica. E’ così per l’abolizione dei piccoli comuni ma, forse, anche per molte province. Insomma, dietro la vandea della voglia dei tagli alla politica si nasconde un attacco alla democrazia.

Vanno difesi (caso mai razionalizzati) gli Enti eletti democraticamente e vanno colpiti gli enti nominati dalla politica: enti che costano sette miliardi l’anno e nessuno sa esattamente cosa fanno, oltre che produrre poltrone e debiti. C’è oggi gran confusione fra costi della democrazia e costi della politica. Si rischia di abbassare la partecipazione e la democrazia e aumentare l’invadenza e i costi della politica. L’antipolitica colpisce ancora.

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