Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Libia: in coma l'attentatore di Lockerbie. La guerra di Libia ha fornito l'occasione per toccare quasi con mano l'ipocrisia della cosiddetta "comunità internazionale". Tutti abbiamo potuto vedere le giravolte diplomatiche di Paesi come Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e (in testa a tutti) Italia nei confronti di Gheddafi, passato in pochi anni da terrorista a partner commerciale per tornare dittatore da abbattere a suon di bombe.

Lo si può constatare anche nella vicenda di Abdel Basset al-Megrahi, l'unico libico condannato per l'attentato di Lockerbie, che la Cnn ha rivelato essere in coma e prossimo alla morte in una villa nei dintorni di Tripoli.

Riassumiamo i fatti: il 21 dicembre 1988, il volo 103 della Pan Am esplode nei pressi della cittadina scozzese di Lockerbie, causando 270 vittime. Prende in breve corpo la pista libica, ma le autorità britanniche riescono a condannare e incarcerare per la strage un solo uomo: l'agente libico Abdel Basset al-Megrahi, responsabile di aver ordinato l'attentato.

Nell'agosto 2009, su decisione del ministro scozzese Kennni Macaskill, l'attentatore viene rilasciato per "motivi umanitari" dal carcere scozzese in cui sta scontando la condanna all'ergastolo; i medici del carcere gli hanno infatti diagnosticato un cancro alla prostata in fase terminale e pare che al terrorista libico rimangano solo tre mesi di vita. Da uomo libero, Megrahi fa così rientro a Tripoli e campa molto più lungo del previsto, venendo anche filmato a fianco di Gheddafi durante una manifestazione del regime.

La decisione del Governo scozzese manda in bestia gli americani (la maggior parte delle vittime dell'attentato erano infatti cittadini statunitensi) e diventa oggetto di indagine da parte di una Commissione di inchiesta del Senato Usa.

Come scrivevamo l'anno scorso su queste pagine, su tutta la vicenda pesa l'ombra della compagnia petrolifera britannica British Petroleum. La commissione d’inchiesta inizia infatti ad indagare sull’eventualità che esistano legami tra la liberazione del terrorista e la stipula di un contratto multimiliardario tra la BP e la Libia per lo sfruttamento di risorse petrolifere, una circostanza di cui aveva parlato anche un articolo del Times del 2009.

Questo l'antefatto. Si parla di vicende iniziate due anni fa, ma che ormai appartengono ad un altra era. Nel 2009 la Gran Bretagna poteva ancora avere l'esigenza di riposizionarsi nei confronti del Colonnello per garantire affari e buoni contratti alle sue aziende petrolifere. Gheddafi, dal canto suo, aveva bisogno di riconoscimento internazionale e di non essere più considerato un paria.

Sappiamo tutti come è finita. Oggi che Gheddafi è tornato ad essere un paria e i contratti si possono siglare con il Consiglio nazionale transitorio, diversi politici britannici tornano a chiedere l'estradizione dell'attentatore di Lockerbie. Peccato che ormai sia davvero in punto di morte e che, in ogni caso, il Cnt abbia fatto sapere di non essere disposto a concederla.

"Non consegniamo cittadini libici. Questo lo faceva Gheddafi", sono state le parole del ministro della giustizia del Cnt Muhammed al Alagi.

Un valzer ridicolo in cui gli unici beffati sono i parenti delle vittime.

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