Riscatto università e militare, marcia indietro? Lega contro

tremonti pensioni lega nord controChe pasticcio questa manovra, questo decreto anticrisi Tremonti, buttato fuori in fretta e furia prima di Ferragosto in ossequio alla BCE. Che pasticcio: si parla già di manovra-ter (o quater, contando anche quella di luglio) ovvero una versione 3.0 della "manovrona", dopo la 1.0 - quella annunciata venerdì 12 agosto da Tremonti nel consiglio dei ministri straordinario - e dopo la 2.0, quella di lunedì sera. Sono oltre 1300 gli emendamenti. E c'è l'enorme nodo pensioni.

Già le pensioni, e soprattutto il riscatto degli anni di studio e del militare, vero pomo della discordia che nelle ultime 24 ore ha gettato nel panico molte decine di migliaia di italiani. Noi ieri vi abbiamo mostrato cosa cambia dal 2012 con l'impossibilità di riscattare gli anni di studi e di "naja": si dovranno lavorare 40 anni effettivi, per cui se per esempio ne avete riscattati 3, e ne avete lavorati 37, niente da fare.

Ne dovrete fare altri 3: per cui il totale di anni di contributi salirà a 43 anni, e la vostra pensione sarà calcolata su quello. Problema: forse salta tutto. I sindacati danno giustamente battaglia - la Camusso parla di golpe - e stamattina Calderoli incontrerà Maurizio Sacconi per cercare di rimodellare la misura, che ha scatenato la rabbia degli italiani. Cosa resterà di questa manovra - rimodellata secondo i voleri di Arcore - alla quale mancherebbero ora 5 miliardi di euro per raggiungere il saldo di partenza di 45 e rotti?

Il saldo infatti non sembra affatto essere invariato. Scrive Valentina Conte su Repubblica:

Il vertice di Arcore di lunedì 1 ha, di fatto, aperto un primo "buco", stimato dall'opposizione ma anche da studiosi ed economisti in almeno 5 miliardi: tolto il contributo di solidarietà (3,8 miliardi di euro in tre anni), concessi 2 miliardi di minori tagli agli enti locali (diventano 3 se uno si storna dall'introito della Robin Hood tax), le compensazioni paiono evanescenti. La stretta sulle società di comodo, la scure sulle Coop, il gettito dell'evasione passato in gestione ai Comuni, sul pallottoliere della contabilità pubblica per ora valgono zero. Così come le riforme costituzionali (abolizione delle Province e dimezzamento dei parlamentari). Poi i dubbi di costituzionalità aperti dal caso supertassa, rimasta per pensionati e statali, e dal caso pensioni, che comunque forniranno introiti solo a partire dal 2013 (500 milioni), fanno pensare ad un'altra falla da riempire. Infine, la delega fiscale da 20 miliardi, corposa ma ancora nebulosa, che nasconde l'aumento dell'Iva.

Parole molto sensate da parte di Enrico Letta, che, leggo La Stampa, dice

«Lo Stato mi fotte - sintetizza l’esponente del Pd - e io appena posso fotto lo Stato». S’innesca, insomma, un meccanismo di rabbia che invoca una vendetta. Forse è per questo che la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, ha definito questo provvedimento «un golpe della cui gravità ancora non ci si è resi conto». In effetti, secondo il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, «la partita non può chiudersi così. Per salvare i giocatori di calcio e i redditi alti dal contributo di solidarietà, è sbagliato penalizzare chi ha riscattato con i propri soldi la laurea ed il servizio militare»

Perché questa è l'impressione che hanno molti italiani, e che è emersa anche dai vostri commenti al post di ieri. Rabbia, delusione, odio. E c'è un problema: visto che la norma verrà modificata, se non cancellata del tutto, dove li pescheranno i miliardi previsti - 650 milioni di euro al primo anno, 1,2 miliardi di euro il secondo. Quel gettito da qualche parte andrà recuperato.

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