Ore 12 - La manovra del caos

altroSolo in Italia cose anormali diventano normali. E viceversa. Solo in Italia, fra i paesi occidentali, questioni di Stato si decidono a casa del premier e non nelle sedi istituzionali preposte.

E siccome andare ad Arcore è diventato prassi governativa, nessuno ci fa più caso. Di questo passo si potrebbe anche chiudere il Parlamento e spostare tutto nel salone del bunga bunga del villone brianzolo. “O tempora o mores”, griderebbe Cicerone.

Nel merito, la manovra che dal premier viene sempre definita ottima dopo la riunione e rifatta all’indomani sotto la spinta dei soliti frondisti e affini, ha un limite (fra i tanti) insuperabile: dove sono i soldi per arrivare allo sbandierato pareggio di bilancio del 2013?

Se quel taglio non si può fare e l’altro pure, come si sostituiscono questi soldi (3,8 miliardi della tassa di solidarietà, 2 miliardi degli enti locali ecc.) che non entrano più? Inoltre, se si tolgono soldi ai ministeri e non si tolgono funzioni, i conti non tornano. O meglio, al nuovo buco odierno, si aggiunge quello vecchio del risparmio dei 6 miliardi degli enti centrali che non verranno mai.

Di fatto, alo stato attuale, si rischia un buco reale in una forbice dai 5 ai 10 miliardi: una voragine! Così il pareggio di bilancio resta una chimera, come il rilancio dell’economia. Pastrocchio inutile e iniquo. A quando la nuova infornata ad Arcore per la terza manovra bis?

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