Italia e Libia, Berlusconi e Gheddafi. Dal bunga bunga agli affari

Italia e Libia, Berlusconi e Gheddafi. Dal bunga bunga agli affari

Non ci va giù leggera, nel suo articolo Gaddafi's connection to Italy and Berlusconi, Barbie Latza Nadeau (reporter dall'Italia prima per Newsweek poi per The Daily Beast, nonché corrispondente anche per CNN e BBC), quando parla di Gheddafi e Berlusconi. Il pezzo inizia così:

Non è un mistero che Muammar gheddafi e il primo ministri italiano Silvio Berlusconi fossero molto amici fino allo scorso mese di marzo, quando l'Italia iniziò a concedere alla NATO di utilizzare le proprie basi per bombardare la Libia [contravvenendo in maniera unilaterale al trattato d'amicizia fra Libia e Italia, ndR]. I due condividono una passione per l'opulenza e il sesso, che diventa ancora più evidente dal materiale pornografico trovato nel nascondiglio di Gheddafi la scorsa settimana. Gheddafi era sicuramente un ottimo parter in affari, ma il suo più grande regalo al miliardario italiano potrebbe essere stato l'avergli insegnato il rituale a sfondo sessuale noto come bunga bunga.

Caspita. Il bunga bunga. E chi se lo ricordava più, in questa Italia che macina ogni notizia come se fosse una mollica di pane da digerire - a volte ti resta un po' sullo stomaco il companatico, ma in poche settimane passa.
Ovviamente, però, per la giornalista è solo un pretesto. E così, cita gli interessi di Paolo Scaroni - di cui abbiamo ampiamente parlato, raccontando come già l'ENI fosse molto addentro alle manovre italiche in Iraq, in analogia proprio con la Libia.

Scaroni ha cercato di fermare le sanzioni e le azioni militari contro la Libia e ha cercato di ripristinare i rapporti. Ora dice che la nato aveva ragione e che l'ENI avrà una relazione ancor più forte con il nuovo governo. [...] Ha detto a Newsweek che non vede alcuna correlazione fra la sua amicizia o quella di Berlusconi con Gheddafi e il futuro dell'ENI in Libia

Riporta le dichiarazioni di Giancarlo Lehner, parlamentare italiano, che continua a sostenere che l'Italia potrebbe offrire a Gheddafi o a qualche suo familiare una sorta di asilo politico.

Dobbiamo lavorare con i ribelli, ora, per onorare i nostri accordi, ma questo non significa che si debba tornare indietro sui rapporti con Gheddafi, che è stato essenziale per raggiungere questi accordi in un primo momento.



E infatti, a Roma - nel silenzio generale - l'Italia ospita Jalloud, il secondo di Gheddafi. In un lussuoso hotel di Roma vicino a Villa Borghese, scrive la giornalista. Intervistato dalla Lucia Annunziata per la Rai senza che nessuno si chiedesse cosa ci faccia qui, aggiungiamo noi.

E poi, via di resoconto su altri interessi fra l'ex dittatore libico e l'Italia: gli investimenti libici in Fiat (di cui un tempo il fondo per gli investimenti esteri della Libia deteneva il 15%), Finmecanica (il Lafic ne possiede ancora una quota), Unicredit, la Juventus, l'accordo per far giocare al-Saadi nel Perugia.

Tanti piccoli segnali che raccontano gli interessi dell'Italia nella ricostruzione. Un vero affare. Ma di interessi in Libia, come abbiamo ampiamente documentato, ne hanno tutti. E la shock economy è in agguato.

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