Referendum legge elettorale 2011: la guida di Polisblog

referendum legge elettorale firmo voto scelgoC'è tempo fino a fine settembre per fare un passo avanti verso l'eliminazione del porcellum. La raccolta firme per i referendum sulla legge elettorale infatti proseguirà per tutto il mese, ma se pensate di firmare è meglio non aspettare e farlo prima del 20 settembre. Cerchiamo di spiegare il tutto nella maniera il più chiara possibile, visto che mi sembra che l'attenzione su questa consultazione referendaria non sia poi altissima, o lo sia - per ora - molto meno rispetto ai referendum dello scorso giugno.

Che cosa vogliamo abrogare questa volta? Il porcellum, l'ormai leggendaria legge elettorale definita "porcata" direttamente da uno dei suoi estensori, quel Roberto Calderoli che oggi troviamo al Ministero della Semplificazione. Ma per quale motivo non funziona questa legge elettorale? Dov'è che non funziona? Queste due domande ci portano al secondo punto e soprattutto dopo il salto, dove ho provato a mettere giù una piccola guida.

Perché cancellare il porcellum? I promotori di Firmo, Voto, Scelgo scrivono

"Oggi i parlamentari italiani sono nominati dai segretari di partito. Non rispondono ai cittadini, ma sono fedeli a chi li ha candidati. La colpa è del porcellum, l’attuale legge elettorale, che prevede: liste bloccate per la scelta dei parlamentari possibilità di cambio di casacca in corsa per chi è pronto a tutto per conservare il posto regole diverse tra camera e senato, che determinano maggioranze instabili. Il referendum permette di tornare alla legge precedente, il mattarellum, che prevede: l’elezione dei parlamentari in collegi territoriali, eletti che rispondono ai cittadini, chiarezza del vincitore, in ogni collegio e in Italia"

sono almeno quattro i punti deboli del porcellum - individuati già in precedenza su Io firmo, riprendiamoci il voto - il primo, sono le liste bloccate, poi il premio di maggioranza, le deroghe alla soglia di sbarramento e infine l’obbligo di indicazione del candidato premier, vediamoli dopo il salto cercando di capire perché il porcellum non funziona.

LISTE BLOCCATE

Come funziona adesso? Gli elettori italiani alle politiche votano per liste di candidati decise dai partiti, al contrario di quanto si verifica nelle elezioni europee, regionali e comunali dove esiste la possibilità di dare delle preferenze. È un Parlamento di “nominati”, totalmente proni alla propria coalizione, o a chi li ha messi in lista, e molto lontani dagli elettori.

PREMIO DI MAGGIORANZA

Qui le cose si complicano. Il premio di maggioranza l'aveva spiegato nel 2008 Chiara Conti sul Sole24Ore. Così funziona attualmente il premio di maggioranza secondo il porcellum:

Nelle intenzioni del legislatore, infatti, avrebbero dovuto garantire maggiore stabilità e governabilità il voto di lista e il premio di maggioranza in favore della coalizione di liste collegate (o della lista isolata) che raggiunga il più alto numero di voti, rispettivamente, per la Camera su base nazionale e per il Senato esclusivamente sul piano regionale. In ogni caso, per entrambi i rami del Parlamento, si applica un sistema maggioritario di coalizione, con successivo riparto proporzionale dei seggi fra le liste che partecipano alla competizione. In particolare, il 55% dei seggi della Camera dei deputati viene assegnato allo schieramento che ottiene il maggior numero di voti. Per quanto riguarda invece il Senato, il computo è un po' diverso. Tra le coalizioni o le singole liste ammesse si procede alla divisione dei seggi spettanti alla regione, applicando la formula proporzionale dei quozienti interi e dei più alti resti. Se con questa operazione nessuna coalizione o lista raggiunge la quota di maggioranza corrispondente al 55% dei seggi della regione, questa cifra viene automaticamente assegnata alla coalizione o lista singola con il maggior numero di voti. Il rimanente 45% dei seggi viene suddiviso tra le altre coalizioni e liste singole. Dopo di che scatta la suddivisione interna, vale a dire, a loro volta, i seggi conquistati dagli schieramenti saranno ripartiti fra le liste collegate (ricorrendo ancora alla formula dei quozienti interi e dei più alti resti).

Tutto chiaro no? Immagino di no: il premio di maggioranza alle elezioni politiche è deciso in questa maniera. Le regole per la Camera e per il Senato sono diverse. Se per la Camera il premio di maggioranza va a chi prende più voti a livello nazionale, al Senato questo meccanismo è su base regionale (e non nazionale). Alla Camera il 55% dei seggi vanno a chi conquista il premio di maggioranza - su base nazionale - mentre al Senato i calcoli si fanno regione per regione, e lì cominciano i problemi. L'idea è che regione per regione, chi vince si prende il 55% dei seggi assegnati a quella regione. E in ogni regione è diverso, insomma una faccenda molto complicata:

In Molise (2 seggi) e all'estero (6 seggi) non è previsto alcun premio di maggioranza al Senato; nelle altre regioni alle elezioni politiche italiane del 2008 la coalizione vincente otterrà almeno 12 seggi su 22 in Piemonte, 26 su 47 in Lombardia, 14 su 24 in Veneto, 4 su 7 in Friuli-Venezia Giulia, 5 su 8 in Liguria, 12 su 21 in Emilia-Romagna, 10 su 18 in Toscana, 4 su 7 in Umbria, 5 su 8 nelle Marche, 15 su 27 nel Lazio, 4 su 7 in Abruzzo, 17 su 30 in Campania, 12 su 21 in Puglia, 4 su 7 in Basilicata, 6 su 10 in Calabria, 15 su 26 in Sicilia, 5 su 9 in Sardegna. In Valle d'Aosta, cui è assegnato un solo seggio, il sistema elettorale è forzatamente uninominale, come pure in Trentino-Alto Adige per 6 dei 7 seggi assegnati alla Regione.

E così abbiamo sviscerato anche il secondo punto chiave, punto debole del porcellum. Passiamo al terzo punto debole.

SOGLIE DI SBARRAMENTO

Come funzionano oggi?


per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per quanto concerne le liste non collegate la soglia minima viene ridotta al 4%. La stessa soglia viene applicata alle liste collegate ad una coalizione che non ha superato lo sbarramento. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti, o se rappresentano la maggiore delle forze al di sotto di questa soglia all'interno della stessa (il cosiddetto miglior perdente). Al Senato le soglie di sbarramento (da superare a livello regionale) sono pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%. Questo metodo ricorda quello della legge elettorale usata in Toscana, che prevede simili sbarramenti.

Tutto chiaro? Direi per niente. Vediamo di metterla giù un po' più semplice: alla Camera ci sono tre soglie di sbarramento. Il 10% per le coalizioni, il 4% per i partiti che "corrono da soli", mentre il 2% è la soglia per i partiti all'interno delle coalizioni. Vengono conteggiati i voti di questi partitini, ma prende seggi solo il "miglior perdente", il partito che tra quelli che hanno preso meno del 2% all'interno di una coalizione. Al Senato? È diverso, le soglie da superare sono su base regionale: la soglia per le coalizioni è il 20%, l'8% per i partiti che corrono da soli, fuori da una coalizione, e 3% per i partiti all'interno di una coalizione.

Ci siamo? Passiamo al quarto punto, il più semplice.

INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER

Altro punto debole del porcellum, già individuato in passato, è l'indicazione del candidato premier.

Il termine «capo» è esplicitamente indicato nel testo e ha provocato anche vivaci discussioni in aula: è la prima volta che viene utilizzato in una legge per indicare la guida politica di partiti e coalizioni. La scelta è nata da una modifica: dopo le obiezioni del Quirinale (la designazione del premier è pur sempre riservata al Capo dello Stato) è stata introdotta una norma che prevede appunto l'indicazione del «capo della forza politica» pur «restando ferme le prerogative del Presidente della Repubblica previste dall'articolo 92». Quindi, secondo la nuova norma, «i partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare, depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione»

I DUE QUESITI DI FIRMO, VOTO, SCELGO

Scrive Andrea Morrone, del comitato promotore di Firmo, Voto, Scelgo:

    Il primo quesito, individuato dal colore blu, propone l’abrogazione integrale di tutte le disposizioni di modifica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte dalla legge n. 270 del 2005. In questo modo, il quesito dà forma a una proposta che, nel 2007, era stata avanzata per primo dall’on. Pierluigi Castagnetti, della quale si era discusso in un Seminario organizzato dall’Associazione politico‐culturale “Astrid”, diretta da Franco Bassanini.

    Il secondo quesito, individuato dal coloro rosso, è di tipo “parziale”, perché abroga non l’intera “legge Calderoli” ma le singole disposizioni della stessa e, precisamente, le disposizioni che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277 (“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del Senato della Repubblica).

RITORNA IL MATTARELLUM

Se si dovessero raccogliere abbastanza firme, si tornerebbe alla legge elettorale precedente: il Mattarellum, come lo chiamò Giovanni Sartori. Proprio Sartori nel luglio scorso scrisse un pezzo molto, molto condivisibile sul tema. Leggetelo nell'archivio del Corriere della Sera, qui sotto solo un estratto.

Sin dal primo giorno protestai, prevedendo che il Mattarellum non avrebbe ridotto ma anzi moltiplicato i partiti (i miei editoriali sono tutti raccolti in volumi, chi non mi crede può controllare). Così fu: quando il Mattarellum venne abolito, i partiti, partitelli e partitini erano diventati tanti che era difficile contarli. Ma al male è seguito l'ancor peggio. Dopo la caduta del secondo governo Prodi il governo Berlusconi-Bossi impose un sistema elettorale che dissi il Porcellum, visto che il suo stesso estensore, Calderoli, lo aveva dichiarato una «porcata».

Lo sfaldamento del centrodestra offre l'opportunità e segnala l'urgenza di una riforma elettorale che almeno elimini la maggiore orrendezza del Porcellum: premio di maggioranza assegnato alla maggiore minoranza. Un 35% dei voti che può ottenere il 55% dei seggi in Parlamento, è una intollerabile e vergognosa distorsione del processo democratico, senza precedenti in nessuna democrazia. E se in queste condizioni una opposizione chiede nuove elezioni senza almeno tentare di eliminare questa distorsione, allora è una opposizione che vuole il proprio male. Ed è proprio così. (...) L'altra idea è di tornare al Mattarellum. Come se avesse funzionato bene, come se fosse degno di riesumazione. E in ogni caso mi sfugge come un sistema maggioritario possa essere ricavato da un referendum abrogativo che può soltanto cancellare ma non sostituire.


Sono tante le perplessità sul ritorno al Mattarellum, esposte non solo da Sartori. La realtà è che per il momento l'attuale legge elettorale piace sia a destra, che al centro, che a sinistra, checché ne possano dire. Perché fa molto comodo. Calderoli lo spiegò chiaramente, e ha ragione: "Vengo accusato di avere fatto la madre di tutti i mali, il Porcellum, ma credo che sotto sotto non ci sia segretario di partito che non fosse contento per le liste bloccate". I segretari forse erano e sono felici, gli elettori un po' di meno.

DOVE SI FIRMA?

Nelle segreterie dei vostri comuni - all'anagrafe - e nei banchetti delle vostre città.

QUANDO SI VOTEREBBE?

Se si raccolgono abbastanza firme, a primavera 2012.

DOVE MI INFORMO?

Sul sito del comitato promotore, sulla loro pagina Facebook, o seguendoli su Twitter.

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