Humour e Governo da Sacconi a Berlusconi: fanno ridere, ma per altri motivi

La barzelletta di Sacconi, Ministro del Lavoro, sulle suore violentate è di pessimo gusto, ma ha un difetto ancora peggiore: non fa ridere. Purtroppo il ruolo di barzellettiere delle libertà è già coperto, Sacconi è finito in una delle trappole dell'emulazione fallita. Ha cercato di imitare il leader, che almeno le sa raccontare bene, ma gli è andata male. Il problema poi, oltre a questa mia constatazione, è che il senso dell'umorismo governativo è molto sotto il livello di tolleranza da anni: credo che il declino dell'umorismo del Potere coincida tutto con un certo deterioramento del berlusconismo.

Battute da caserma, barzellette che risulterebbero imbarazzanti in terza elementare, razzismi (in)volontari continui. Dove farebbero ridere barzellette del genere? Forse in un ospizio, dubito in un bar. Prima non era così: prima c'erano meno barzellettieri, ma personaggi luciferini fulminanti, capaci di distillare in una frase anni di Governo. Penso a Giulio Andreotti per esempio, ne ha lasciate pagine e pagine di citazioni ciniche, disilluse, amare, autentiche. Il ventennio a colori berlusconiano cosa ci lascerà? Delle barzellette che non fanno ridere.

Avete voglia di fare un breve riepilogo? Proviamo a farlo. Vado a memoria: vi ricordate quella del "lato b" della mela, quella del malato di Aids che fa le sabbiature, quella su Hitler, ma anche sul popolo ebraico, e naturalmente quella con bestemmia e battuta sessista annessa su Rosy Bindi. E chissà quante altre mi sono dimenticato.

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