Crisi economica e manovra: la casta non fa un passo indietro


In mezzo al caos totale della manovra economica che ben ci ha raccontato V. - con sfumature tra il drammatico e il tragicomico - una delle cose peggiori che ne esce è sicuramente il trattamento che i politici - sempre più casta - hanno riservato alla propria categoria: dopo promesse e strombazzamenti di vario genere che ormai annoiano e molto la classe politica ha pensato bene di "tagliarsi" i tagli, come simpaticamente descrive Il fatto quotidiano di oggi.

Indennità ridotte per tre anni, nessun divieto ai doppi incarichi, via la norma sulla ineleggibilità dei corrotti. Come ricordavano bene gli ormai noti Stella e Rizzo a Mentana qualche sera fa i costi della politica in Italia continuano a crescere senza sosta, con cifre da capogiro. Un esempio?

Lo stipendio medio di un dipendente pubblico è 36.135. Quello di un dipendente della Camera 131.586 euro.

In un periodo come questo in cui la retorica del "sacrificio" cerca di fare breccia nell'animo del logorato popolo italico - lo stesso che ha voluto Berlusconi premier - quale credibilità può avere una classe politica di tale caratura?

Senza dubbio il discorso della casta -ormai termine abusato e verso cui non è difficile nutrire un certo rigetto, vi ricorderete "I segreti della casta di Montecitorio" - è soggetto a dosi massicce di populismo, però la dimensione della presa in giro appare ogni giorno più grande.

Il fatto si chiede "Quanto pensano di durare?", il dubbio è che tristemente il durare sia il loro mestiere e ciò in cui riescono meglio. Tra cinque scandali in casa Pdl e uno in casa Pd non si capisce veramente come le strade del paese non siano occupate a tempo indeterminato.

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