Ore 12 - Giustizia, Berlusconi "vittima"? La colpa è anche di certi magistrati troppo ... "zelanti"

altroNon c’è bisogno dei sondaggi per capire che la maggioranza degli italiani non ne può più di Silvio Berlusconi, del suo modo di vivere, di pensare, di fare. Il Cavaliere è dentro un coacervo di gorghi di vario tipo e la sua leadership, oramai priva di ogni credibilità, è in caduta libera.

Non c’è solo l’incapacità di governare la crisi, affidata alla scure della manovra, che taglia e colpisce senza ricostruire. Non passa giorno che il premier non sia al centro di situazioni imbarazzanti, se non aberranti, situazioni che avrebbero già portato alle dimissioni qualsiasi capo del governo. Le vicende di queste ultime ore, al di là dei particolari e dei risvolti giudiziari, dimostrano ancora che tipo di persona è e che vita conduce il presidente del Consiglio della settima potenza mondiale.

Non è vero che sono questioni di carattere privato perché un esponente politico (e qui si parla del numero uno dell’esecutivo nazionale!) resta sempre un uomo pubblico con una morale e un’etica che non terminano nelle luci rosse del bunga bunga. Quel comportamento rende il premier un re travicello e porta discredito all’intero Paese. Berlusconi non è “il” male e in Italia c’è una questione morale che riguarda tutta la politica (e non solo), ma nessun presidente del Consiglio si è comportato come il Cavaliere.

Ciò detto, in Italia anche gli equilibri istituzionali sono su un piano inclinato. Con Berlusconi e la sua cricca che gettano fango sulla magistratura, ma anche con esternazioni e pratiche fuori dalle righe di procuratori dediti a un personalismo esasperato e accecante. Perché si pubblicano intercettazioni coperte dal segreto istruttorio? Perché il procuratore di Napoli (non solo lui) esterna continuamente nei salotti televisivi? Perché il Csm, la magistratura non richiama e non punisce certe “deviazioni”?

Così facendo si lascia lo spazio a chi come Berlusconi vuole imbavagliare la giustizia che non si piega e soprattutto gli si consente di fare la vittima e mantenere un consenso popolare contro “i magistrati dittatori, che sperperano soldi pubblici, che aprono processi che non chiudono mai, che fanno cause che perdono sempre e di cui mai rispondono”.

Come scrive oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “I richiami del Quirinale volti a mantenere gli equilibri costituzionali fra i poteri dello Stato valgono per tutti”. Ma non è così. E a pagare non è solo la giustizia, sono gli italiani.

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