Berlusconi non si vergogna. Chiederlo agli italiani (con le urne). E' l'ora dei "termidoriani"?

Sì, la domanda è una sola: abbiamo toccato il fondo? O si volta pagina o l’Italia infila l’ultimo anello di una spirale pericolosa.

Bossi, come scendesse da Marte, dice che l’Italia è in rovina, l’alternativa è la secessione, chiama i “padani” alla rivolta, incorona il Trota, fa le corna ai sindaci che protestano contro la manovra, annuncia la fine anticipata della legislatura. Quello del Senatur è un ennesimo intollerabile vulnus del principio di responsabilità di un esponente del governo verso il suo paese e la Costituzione.

Berlusconi finge di non sentire il suo principale alleato, contrattacca all’escalation giudiziaria definendola “trappolone” e, in un quadro ben oltre il Decameron pasoliniano, fra sesso e appalti, bunga bunga e cricche malavitose, affermazioni da immediate dimissioni “faccio il premier a tempo perso”, ribadisce il suo refrain: “Io non mollo”.

Il presidente del Consiglio è screditato fino al midollo, incapace persino di affrontare la gestione ordinaria, figurarsi una crisi profonda come l’attuale. Il governo e i ministri non esistono, appiattiti sulle posizioni dei due “capi”. Il Parlamento dei “nominati” aspetta ordini. Così anche la destra italiana si scava la fossa.

Questi se ne devono andare. Chi li appoggia o chi tace diventa complice del massacro di un popolo e di una nazione. Berlusconi dice anche di non doversi vergognare. Perché non chiederlo agli italiani, con le urne? Termidoriani in arrivo?

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