Maroni contro Bossi: la Lega salverà un Romano?


Litigano, si frammentano, fanno buon viso a cattivo gioco mentre infuriano le lotte intestine: no, non è il Partito Democratico - peraltro abituato alle faide autolesioniste, vedi Renzi - ma udite udite è la Lega Nord.

E' da qualche tempo ormai, sull'onda di una base decisamente scontenta che non ha esitato a palesare il proprio malumore già nelle amministrative - in particolare le comunali a Milano, dove qualche militante si è persino spostato verso il movimento 5 stelle - e nel referendum, un segnale che i vertici leghisti non sembrano aver compreso, anzi la situazione si mette di male in peggio.

Dopo il salvataggio di Milanese, sotto diktat di Umberto Bossi, il sempiterno leader ormai più fedele a Berlusconi che alla sua base , arriva lo spinosissimo caso Romano - ci si mette anche il nome del ministro indagato per mafia a rendere il tutto simbolicamente più esplosivo: da una parte il cerchio magico fedele al Senatur deciso a salvare capra cavoli e ministri, dall'altro la corrente che segue il ministro dell'interno Roberto Maroni, che non ne può più.

Una spaccatura che parte da lontano - da quando Bossi sospese dal partito il fondatore di Terra Insubre, Andrea Mascetti, maroniano e feroce avversario di Reguzzoni, oggi capogruppo alla camera - e che sembra ogni giorno più profonda. Soprattutto ora dove i vertici leghisti sono immobili, paralizzati davanti allo scenario di possibili elezioni, e per evitare questo stanno affondando completamente nel pantano spinti dai continui salvataggi di esponenti del Pdl.

Una spaccatura talmente evidente da arrivare a Varese, cuore della Lega, dove l'assessore all'urbanistica Binelli arriva a dire:


Non riusciamo più a tenere una posizione nostra che sia una. Dobbiamo uscire dal governo, altrimenti di noi non resterà nulla.

Posizione largamente condivisa all'interno della Lega, dove si vocifera che Maroni ormai abbia l'appoggio di gran parte della base (otto su dieci), che avrebbe voltato le spalle al fondatore, Bossi, ormai in declino veloce e a quanto pare verticale.

Curioso il racconto di Marco Imarisio sul Corriere di oggi, che racconta di una sede di Varese dove è esposto un cartellone bianco con scritto "Dopo tre anni l'alleato puzza" e dove secondo le sue parole


quando il cronista chiede di andare in bagno gli viene opposto un diniego imbarazzato. Corrono voci che davanti al water vi sia la foto di un discusso uomo politico lombardo, fondatore del partito che dal 2001 a oggi è il principale alleato di questa Lega spaesata anche a casa sua

Nel frattempo per i leghisti arriva un'altra settimana di fuoco, con il caso Romano alle porte, e i social network non si stanno risparmiando nel pungere una Lega in evidente imbarazzo e contraddizione:

Su twitter leggiamo frasi come:


E intanto la #Lega con #Bossi e #Maroni compatti,salva anche il ministro in odore di mafia Romano,tanto per ribadire l'odio per Roma ladrona (EgonSadaiel)

piuttosto che

Lo stato della #lega è passato da: "fora di bal i ladrun" a "aggiungi un posta a tavola" #coerenti (skywalkerluke1)

per finire con:

La #Lega obbedisce a un Romano (PortaleCaidoo)

ma ne trovate decine e decine se digitate l'hashtag #lega. Fino a qualche anno fa pareva impossibile in un partito come la Lega - da sempre animato dal culto del capo, in questo simile al Pdl - trovare correnti in una vera e propria guerra senza ritorno: perché se oggi il conflitto riguarda l'appoggio o meno ad un governo allo sbando, domani sarà scontro sul successore di Umberto Bossi.

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