Napolitano, una "frustata" che "inchioda" Bossi e gela Berlusconi

Il sasso lanciato ieri all’Università di Napoli da Giorgio Napolitano fa l’effetto di un pietrone che rotolando può provocare una valanga.

Il capo dello Stato ha il passo sobrio e lento ma poi, quando decide di partire, arriva al punto e da lì il messaggio è inequivocabile quanto deflagrante, in grado di centrare il bersaglio e far saltare situazioni cristallizzate.

Napolitano recide con un fendente netto un nodo caldo, anzi incandescente: "Il popolo padano non esiste. Si può strillare in un prato, ma non si può cambiare il corso della storia". E’ il colpo più duro al partito di Bossi. Altro che i minuetti del Pd, dell’Udc e della sinistra!

Il presidente della Repubblica lancia un monito da raggelare i capi del Carroccio: "A parlare di secessione qualcuno finì arrestato". Quindi la chiusura netta: "In Italia non c'è spazio per la secessione". E, tanto per gradire, sull’onda delle firme contro il “porcellum”, la spinta finale: "Ora una nuova legge elettorale".

La frustata di Napolitano fa infuriare la Lega, spiazzata e disorientata, ma soprattutto gela il premier che borbotta a denti stretti: “Napolitano vuole far saltare il banco, provocare l’incidente per favorire la manovra di palazzo”. Adesso Berlusconi teme gli effetti a cascata e comincia ad avere davvero paura della bomba ad orologeria innescata dal capo dello Stato.

La «sciabolata» del Colle può davvero essere devastante per Berlusconi, per Bossi, per il governo e per la maggioranza incerottata di centrodestra. Fortuna che Giorgio c’è. E l’opposizione?

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