Referendum elettorale, al Pd serve per ... dividersi. Bersani ci mette il cappello ma Parisi ....

Ogni motivo è buono, nel Partito Democratico, per litigare e dividersi. Adesso l’occasione è quella del referendum elettorale, che contribuisce a tenere alta la tensione nei democrat.

Il segretario Bersani ha rivendicato i meriti del suo partito ribadendo che si è trattato di "una vicenda in cui abbiamo messo ordine, abbiamo aiutato la raccolta firme, abbiamo fatto un disegno di legge elettorale, siamo andati incontro a qualcosa che si era mosso prima di noi. Il partito che ho in testa - ha concluso - si comporta così".

Una doverosa puntualizzazione per ribadire l’insostituibile ruolo del Pd o una inopportuna avances, un mettere forzatamente il cappello fuori posto?

Le parole di Bersani ai referendari doc come Arturo Parisi sono suonate però velleitarie, come un volersi attribuire meriti non propri. "Lasciamo perdere - ha commentato l'ex ministro prodiano - La domanda da fare a Bersani è una sola: ha messo la sua firma? Visto che mi si chiede di Prodi posso dire che dopo vent'anni che camminiamo insieme è stato facile fare festa con lui per la limpida vittoria dei cittadini, così come limpida è stata la firma che lui ha messo nel suo comune. Sarei stato ancora più lieto se oggi avessi potuto condividere con Bersani la stessa gioia per la stessa vittoria".

Caro Bersani, incassa e porta a casa!

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