Social network e rivoluzioni arabe, l'intervista a Michael Anti su Downloadblog

michael anti intervista ferraraQuando a dicembre tireremo le somme del 2011, tra le altre cose ci ricorderemo di quest'anno come di quello del trionfo dei social network come strumenti per incidere sul reale, sulla politica. Pensate a quanto accaduto in Italia - le elezioni comunali e i referendum, le elezioni di Milano e l'uso che ha fatto Giuliano Pisapia di Facebook e Twitter, per esempio - e pensate anche a un livello più deflagrante per quel che riguarda le rivolte in Africa, in Egitto, Tunisia, Libia, Siria. Denominatore comune: social network utilizzati per incidere sul reale. Per diffondere messaggi o per organizzarsi.

Ma quanto merito hanno i social network in questi eventi? Quanto contano? Siamo sicuri che siano fondamentali, che siano loro a fare da miccia? Quella dell'influenza dei social network in questi casi è una domanda che ci poniamo un po' tutti, Michael Anti - blogger e giornalista cinese - ha provato a rispondere in un'intervista pubblicata su Downloadblog.

Che ruolo hanno avuto secondo lei i social network nella primavera araba?

Secondo me hanno avuto un ruolo importante nella comunicazione nell’organizzazione, ma di certo non sono state il volano della rivoluzione. Il vero volano di questi movimenti è l’opposizione a questi regimi, la crisi economica, le difficoltà di vita della gente. Molte persone si sono trovate senza lavoro e hanno quindi potuto concentrare le proprie forze sulle manifestazioni in strada.


Una piccola grande verità quella di Michael Anti: "Molte persone si sono trovate senza lavoro e hanno quindi potuto concentrare le proprie forze sulle manifestazioni". Finché la gente ha un lavoro, in tempo di crisi poi, se lo tiene stretto e accetta qualunque condizione pur di svolgerlo. Ma se non ce l'ha più, le cose cambiano. Credo questa regola sia perfettamente applicabile anche all'Italia. Leggete l'intervista integrale su Downloadblog.

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