Ore 12 - Pd, guerra per la leadership, guerra per poltrone e strapuntini ...

altro Che fa il Pd? Litiga. Non è una notizia ma è un dato politico che non solo getta discredito sul principale partito di opposizione ma fa calare ombre lunghe sulla possibile alternativa a Berlusconi cadente e al suo governo assente.

Il buon senso e il riformismo emiliano di Pierluigi Bersani sono di nuovo sotto i colpi del fuoco amico. Invece di confrontarsi sui problemi reali del Paese e sulle prospettive politiche il ginepraio di capi e capetti interni e delle infinite correnti e sottocorrenti, sentito l’odore di elezioni anticipate, torna a minare il campo.

Dietro alla nuova guerra sulla leadership c’è tutta la rete del potere nazionale e locale del partito, dai parlamentari all’ultimo consigliere comunale e membro del consiglio di una partecipata. Nessuno vuole perdere il proprio potere, dalla poltrona in Parlamento al più angusto strapuntino locale.

La base scalpita, vuole sapere chi sono gli alleati della prossima battaglia elettorale: la sinistra post comunista e Sel e Idv o i centristi del Terzo Polo?

Quale credibilità ha una futura coalizione di centrosinistra se si regge con i Ferrero, i Diliberto, i Ferrando? Ma, innanzi tutto, quale credibilità ha un Pidì così malmesso, nel trattare nuove alleanze?

Bersani prende tempo. Così facendo fa il gioco dei suoi nemici interni decisi a cuocerlo a fuoco lento.

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