L'appello di Gigliola Ibba, dopo Diego Della Valle - L'antipolitica qualunquista che avanza


A pagina 49 del Corriere della Sera di oggi, trovo un'intera pagina a firma Gigliola Ibba dal titolo "Politici - Il tempo sta per scadere" con la surreale dicitura "Avviso a pagamento" in alto a destra. Come a rafforzare il monito.

Chi è Gigliola Ibba? E cosa vuole dirci? Lei si definisce una cittadina come tanti altri, ma come tanti altri non è, visto che, come ci ricorda quell'Avviso a pagamento, Gigliola Ibba può permettersi di esprimere la propria indignazione comprandosi una pagina di giornale per pubblicare un annuncio a pagamento per proseguire il discorso contro i politici già iniziato, con le stesse modalità, da Della Valle la settimana scorsa. Nulla di male: ad avere i soldi, si può fare.

E' chiaro che Gigliola Ibba parli per sé - anche se più volte cede all'uso del plurale - e non per "tutti", ma sarebbe il caso di soffermarsi ad analizzare questo tipo di comunicazione, perché ha un sapore di deja-vu niente male.

Già: gli inviti all'ora basta sono gli stessi che rivolgeva la nascente Lega Nord ai politici. Non solo: l'attacco alla politica di professione è stato rivolto, per primo, da colui che più d'ogni altro ha poi contribuito a distruggere la politica italiana e l'ha trasformata - con la collaborazione di molti, a destra, a sinistra, al centro - in un teatrino folle e forsennato. Era l'attacco di Silvio Berlusconi, che vantava il suo essere "grande imprenditore" e sosteneva che la sua abilità come imprenditore avrebbe salvato l'Italia. Era lui, ansioso di elezioni, nel 1994. E non gli altri, come oggi il premier racconta.

Ma proseguiamo oltre: nell'appello della Ibba - così come in tutti i toni dell'antipolitica - è nascosto il peggiore dei qualunquismi.

Se una legge è buona votatela, indipendentemente dallo schieramento che l'ha proposta. Se non è buona, cercate di offrire proposte migliori e fatele conoscere anche a noi.

Questa è la distorsione totale del concetto di democrazia, lo svuotamento del significato primo della politica, del dibattito parlamentare, della maggioranza e dell'opposizione. "Legge buona". In base a cosa? Al buon senso? E allora a cosa servirebbero i politici, i parlamenti, i Governi? Addirittura, a cosa servirebbe il voto?

E infatti, la Ibba scrive:

Quindi non vi voto e, se non cambia qualcosa, non vi voterò. E come me tanti.



Non vi votiamo.

Come se il non-voto potesse essere brandito come una minaccia. Come se l'astensionismo potesse davvero essere qualcosa più di una scelta personale: chi si astiene dal voto dovrebbe sapere, nel farlo, che qualcun altro deciderà per lui, non certo pensare che questa sia una conquista. Ma è un pensiero perfettamente coerente con quel Se una legge è buona votatela. Come dire, se una legge è buona viene fuori da sé, come se davvero i valori fossero uguali per tutti, senza distinzioni fra destra, sinistra e centro. Facciamo un esempio pratico? La famiglia, le coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. E' evidente o no che non esista, in merito, una legge "buona" che accontenti tutti indipendentemente dalla propria formazione politico-culturale?

E se esistessero leggi buone che nascono da sole, come una canzone di Vasco, be', allora potrebbe bastare un governo di pochi, autoelettisi portatori del buonsenso che riconosce le leggi buone da quelle cattive. O magari un non-governo

E infatti, come chiude la Ibba? Così:

[…] posso immaginare che vi capiti e ci capiti la sorte del Belgio. Senza governo da oltre 250 giorni, ha visto crescere il suo pil e diminuire il debito pubblico. Non tanto male poi.

Ecco qua, il non-governo degli antipolitici servito su un piatto d'argento. Come se l'aumento del pil e la diminuzione del debito pubblico fossero gli indicatori del benessere di un popolo. Appelli come questo - ma anche come quello di Della Valle della scorsa settimana - sono pericolosi proprio perché apparentemente condivisibili dall'uomo della strada, soprattutto in un periodo così nero.

Gigliola Ibba, Diego Della Valle, gli industriali o i cittadini "qualunque" che sostengono questo tipo di discorsi, questo "noi e loro" non fanno altro che tentare di delegittimare il potere politico con un qualunquismo disarmante - che delegittima anche la politica nel suo senso più elevato -, per legittimare il loro.

Cosa che ha già fatto Silvio Berlusconi esattamente 17 anni fa, con risultati sotto gli occhi di tutti.

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