Giulio Tremonti non vota - I segnali al Governo che va sotto

Nell'immagine, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

Giulio Tremonti resta all'ingresso dell'Aula e non partecipa alla votazione dell'articolo 1 della legge sull'assestamento del bilancio 2010. La maggioranza richiesta è di 291 voti, il Governo ne incassa 290 e viene battuto alla Camera.

E Giulio Tremonti, cui Berlusconi aveva mandato a dire che avrebbe dovuto convincersi della bontà del doppio condono solo questa mattina, sta lì. Sulla porta dell'Aula. E osserva il risultato della sua presenza assente, fisicamente e politicamente immanente, ininfluente al fine della conta dei voti, evidentemente influente sugli altri che, conti alla mano, hanno scelto di non appoggiare il Governo. Ironia della sorte: alla fine finisce 290 a 290. E il pareggio, qui, significa sconfitta. Significa Governo battuto. E Berlusconi che incassa la sconfitta, il segnale - in vista di cosa? Del condono che non s'ha da fare? Del Ddl intercettazioni che si doveva votare domani? Di una questione più generale che riguarda la politica italiana tutta - di Tremonti e altri.

Così, il premier deve chiudersi a colloquio con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, l'assente-presente, e capire cosa significhi tutto questo. E Tremonti, dal suo punto di vista, contribuendo a sconfessare una legge che lo riguarda direttamente (l'assestamento di bilancio, mica una leggina qualsiasi), probabilmente si gode, prima di andare a colloquio col premier, la situazione da un punto di vista insolito: niente banchi del Governo. Sull'uscio. Pronto ad andarsene o a tornare.

Come proseguirà, questa vicenda politica che riguarda, a questo punto, un braccio di ferro interno alla maggioranza, un dualismo che si era già esplicato più d'una volta e che ora rischia di violentare ulteriormente un'Italia che non è solamente in crisi ma è anche senza paracadute.

Tremonti la guarda dall'uscio della Camera, quell'Italia in caduta libera, e ricorda una battuta che fece Guzzanti a Vieni via con me, imitandolo per un attimo: Vediamo chi rimane vivo. Poi però deve rinchiudersi a colloquio col premier e con i suoi. Appare ancora difficile, però, tradurre tutto questo nella fine politica di Berlusoni. Siamo, piuttosto, all'ennesimo regolamento di conti interno. E a un chiaro segnale: il ddl sulle intercettazioni non passerà.

All'incontro post-voto hanno partecipato anche diversi esponenti della maggioranza, tra cui Bonaiuti, Cicchitto, Romano, Moffa, Lupi, Verdini, Fitto e Brambilla.

Poi l'ex piduista e capogruppo del PdL alla Camera, Fabrizio Cicchitto, come al solito getta acqua sul fuoco e fa sapere che la cosa non dovrebbe avere ripercussioni sulla tenuta del Governo, anche se sarà necessario un voto di fiducia:

Io credo che il governo debba rendersi disponibile a un confronto politico e a verificare se abbia o meno la fiducia in Parlamento.

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