Berlusconi , "the day after": (comunque) salga oggi stesso al Colle!

Dopo il patatrac di ieri in cui il governo è andato sotto alla Camera sul rendiconto generale dello Stato (base della politica di stabilità e di sviluppo per il Paese), Silvio Berlusconi, in Aula visibilmente infuriato, è intenzionato a metterci la solita pezza con il rito della (51esima) fiducia.

Non c’è dubbio che quello di ieri è stato un voto politico, una bocciatura politica per premier e d esecutivo. Arrampicarsi sugli specchi parlando di incidente tecnico è da irresponsabili e di questa irresponsabilità si dovrà rendere conto a tutti gli italiani.

Nella maggioranza sempre più sfarinata, il segnale di ieri dimostra che il livello di credibilità del premier e del governo è in caduta libera. Il fatto che ieri la “sberla” è stata data proprio in presenza del capo del governo dimostra soprattutto che il “gregge” non è più governabile, né dal cane da guardia e né dal pastore.

Ora il paventato nuovo ricorso alla fiducia è il pannolino caldo che non scioglie i nodi politici. Dopo ogni fiducia guadagnata in Parlamento (un vero e proprio ricatto verso i parlamentari attaccati allo scranno), tutto è sempre tornato come prima, con la maggioranza allo sbando e il governo impotente e assente, il Paese bloccato e senza riforme. E allora?

Chi sostiene, anche seguendo i dettami dell’ Enciclopedia del Diritto, che il voto di ieri su quel tema è di per sé un voto di sfiducia, ha le sue buone ragioni. Berlusconi può non tenerne conto, assumendosene tutte le responsabilità politiche e personali.

Non può, quanto meno, non prendere oggi stesso la via del Colle e affidarsi alla sapienza e al peso istituzionale del presidente della Repubblica. Se Napolitano non dovesse più concedere il segnale verde, al premier non resterebbe che la via obbligata delle dimissioni.

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