Berlusconi rilancia e chiede la fiducia alla Camera

Silvio Berlusconi chiederà la fiducia alla Camera

Silvio Berlusconi non se ne andrà mai spontaneamente. Non salirà al Colle, non abbandonerà la scena politica fino a quando avrà anche solo un cavillo a cui aggrapparsi con tutte le sue forze e fino a quando i numeri, fosse anche per un'unità raccattata all'ultimo momento gli daranno ragione nell'unico voto parlamentare che concepisca: quello di fiducia.

Pensiamoci. Per lui, il voto di fiducia è come il televoto. Hanno un bell'affannarsi tutti gli altri a dire cose tipo in un Paese normale e a chiedere di fare quel che sarebbe logico: dimettersi. Non può accadere. Leader populista che ha fondato il proprio consenso sulla riscrittura della lingua e dei significati delle parole, sugli slogan, sul ripetere cento, mille, un milione di volte i concetti a lui cari per farli diventare verità, Silvio Berlusconi è l'uomo le cui televisioni hanno fatto credere a un pubblico sempre più passivo che gli italiani scelgano il vincitore di un reality show col televoto. Gli italiani hanno deciso, uno slogan che si ripete ossessivamente per il Grande Fratello e per il Governo e la maggioranza in Parlamento.

E' la stessa cosa, non c'è alcuna differenza. Serve il tentativo che agli altri appare estremo ma che a lui sembra assolutamente logico e in linea con quanto fatto fin qui. E se, dopo le contrattazioni che immaginiamo febbrili, Berlusconi dovesse farcela di nuovo, anche solo per un voto, sbandiererebbe nuovamente il fatto di non essere stato sfiduciato. E poco importa se sia stata una figura meschina, quella di ieri, quella di un Governo che non riesce a portare a casa nemmeno il voto sull'articolo 1 della Legge sull'assestamento di bilancio 2010 - mica una legge qualsiasi - e che ora, siccome non può riproporla in Aula ma siccome, per Costituzione (art. 81) non può non far approvare il bilancio alle Camere, dovrà riscriverla in tutta fretta, mantenendo inalterato il tutto (mica si può cambiare, una legge che fotografa una situazione) ma cambiando la forma.

D'altro canto, la sconfitta con Giulio Tremonti "assente" si poteva interpretare anche come un segnale interno al Governo - ieri vi abbiamo proposto questa interpretazione, che sembra sempre più. E infatti, guardacaso, il Ddl intercettazioni non è più una priorità. Da qualche parte deve cedere, Berlusconi. Con i suoi e con quelli di cui spera di recuperare il voto. A loro, forse, deve anche concedere qualcosa.

Esattamente come un concorrente del Grande Fratello in nomination: ha ancora la speranza del televoto, non è mica detto che venga eliminato.

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