Ore 12 - Berlusconi chiede la "fiducia". Napolitano in campo

altroIl vento di crisi soffia forte e nuvoloni neri s’addensano sul Colle. Il voto di ieri alla Camera che ha messo ko il governo ha riflessi istituzionali e Giorgio Napolitano non si limita al ruolo di osservatore super partes. Il capo dello Stato interviene direttamente e tempestivamente su quanto accaduto ieri alla Camera con una nota ufficiale di forte preoccupazione, un inequivocabile richiamo al premier Silvio Berlusconi.

Questa la nota: "Ho finora sempre preso imparzialmente atto della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidità della maggioranza che attraverso reiterati voti di fiducia ha confermato il suo appoggio all'attuale esecutivo. Ma la mancata approvazione, da parte della Camera, dell'articolo 1 del Rendiconto Generale dell'Amministrazione dello Stato, e, negli ultimi tempi, l'innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell'adozione di decisioni dovute o annunciate, suscitano interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire. La questione che si pone è se la maggioranza di governo ricompostasi nel giugno scorso con l'apporto di un nuovo gruppo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili come l'insieme delle decisioni di bilancio e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del paese, anche in rapporto agli impegni e obblighi europei. E' ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, Presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta credibile".

Parole come pietre. La domanda del capo dello Stato sulla esistenza e sulla validità politica della maggioranza contiene di per sé una risposta, già data ieri dal voto in Aula. Berlusconi sa di non avere più una maggioranza politica e la fiducia che vuole subito recuperare in Parlamento può, al limite, essere solo numerica.

La corda è al limite di rottura, tirarla ancora può causare danni irreversibili al Paese. A questo punto, perdurando nel non prendere atto delle divisioni interne al Pdl e alla maggioranza e del ko politico, Berlusconi si assume una gravissima responsabilità. Ma anche chi vota la fiducia solo per salvare la propria poltrona diventa complice.

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