Intervista con Vladimir Luxuria: il Pigneto, l'aria che tira, e tutto quanto (seconda parte)


Si lo ammetto, la precedente puntata, tra citazioni di Douglas Adams assolutamente fuori luogo e gonzo journalism che poco mi si addice, avendo in comune con Hunter S. Thompson solo l'appartenenza al genere umano e il numero di denti, era un pò così. Chiedo venia. Ma torniamo a noi. Seconda parte de "Le Telefonate Che Segnano Le Esistenze". Ovvero la memorabile intervista telefonica con Vladimir Luxuria mentre chiacchieravo con un ex rapinatore di banche aspirante suicida extraparlamentare di estrema destra sotto psicofarmaci.

Si parlava del Pigneto vi dicevo "Soprattutto negli anni della Bossi Fini c'è stato un aumento della presenza di migranti, una volta ci arrivavno lo stesso i poveri ma era gente che magari arrivava dall'Abruzzo, poveri, ma italiani". Ora invece la presenza massiccia di uomini dalla pelle nera spaventa l'uomo bianco, che si organizza da sè.

Mentre il Pigneto da quartiere povero subisce la medesima trasformazione che a Milano ha mutato l'Isola, un tempo rinomato quartiere di ladri e malavita, oggi ritrovo un pò fighetto per giovani e non più tanto giovani artisti e presunti tali. Bon c'è da preoccuparsi, la città della moda spazzerà via tutto e ci troveremo a rimpiangere anche quello, ma è un'altra storia.

"Il Pigneto è un quartiere un pò come Belleville, un pò come Kreuzberg" spiega Luxuria. Nel frattempo lo sguardo del pregiudicato si scurisce lentamente. Prendo tempo sorridendo e facendo gesti con le mani mentre sudo e bagno lo schermo del cellulare, ma me ne accorgerò dopo. Nella prossima e ultima puntata la soluzione al mistero della vita e tutto quanto. E soprattutto l'aria che tira.

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