Indignados, oggi (giusta) protesta mondiale. Ma la piazza non basta ...

In 952 città di 82 Paesi, Italia compresa, oggi scendono in piazza gli “indignados”: una manifestazione "globale" come globale è ormai il movimento degli "indignati", la protesta di giovani, disoccupati e precari nata proprio il 15 maggio scorso in Spagna sull'onda della crisi economica.

A Roma, alla principale manifestazione italiana, sono attesi in 200 mila: c’è da sperare che non degeneri in disordini e violenze. In Italia, Berlusconi e il suo governo sono un motivo in più per protestare e manifestare, ma sempre rispettando le regole e senza cadere nella trappola della provocazione di chi cerca il “tanto peggio tanto meglio”. Lo ripetiamo: è giusto e bene scendere (anche oggi) in piazza ma la protesta da sola non basta.

Dice Giuseoppe Morrone di Sel: “Le istituzioni non sono il nemico, la piazza da sola non è mai bastata: la priorità è creare un nesso strutturale e permanente tra queste due realtà, allargare gli spazi di democrazia diretta e di partecipazione e rendere trasparenti i luoghi della democrazia rappresentativa, oltre che sottoporre al rigoroso controllo democratico i centri finanziari, bancari, di credito che decidono tutti i giorni delle nostre vite”.

La lezione della storia vale sempre. L'indignazione e la rivolta - giusti ed indispensabili momenti di rottura delle crisi sociali, morali e civili - servono a poco, ed anzi rischiano di favorire torsioni reazionarie, se non le si accompagna, le si organizza e le si indirizza attraverso una nitida e solida progettualità politica.

E vale sempre il monito di Pietro Ingrao: “indignarsi non basta, occorre impegnarsi, studiare, seminare, raccogliere, proporre, costruire e tessere alleanze con i movimenti, le forze progressiste e le persone stufe di una certa politica che non le rappresenta”. E’ la via più lunga. Ma non esistono scorciatoie.

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