Berlusconi festeggia la "vittoria di Pirro". Bersani, Casini, Di Pietro i "veri" alleati del Cav?

Manca sempre un centesimo per fare una lira. In questo caso non manca mai a Silvio Berlusconi l’ultimo voto per garantirsi la fiducia in Parlamento e salvarsi. Come il premier riesca nel “miracolo” si sa: i parlamentari temono che la caduta del Governo porti alle elezioni anticipate, quindi alla perdita di scranno, potere, privilegi, soldi.

Per gli “amici” indecisi il Cavaliere usa bastone e carota, minacce e regali. Alla fine, come si è dimostrato anche ieri, la “fiducia” c’è, pur se per il rotto della cuffia. Ritrovato il sorriso, Berlusconi, generoso, paga le cambiali. Sul piano formale, vince ancora “lui”. Che poi galleggi, sopravviva e non governi, poco importa al timoniere e ancor meno importa alla sua ciurma in ben altre faccende affaccendata.

Ma gli altri? Le opposizioni? Il Pd? Possono accontentarsi, alla 53esima fiducia portata a casa da Berlusconi, di attaccarsi alla filastrocca che il governo è sempre più debole e che il premier presto cadrà?

Bisogna guardare in faccia la realtà: la strategia incentrata sulla caduta di Berlusconi e sul conseguente formarsi di un governo di responsabilità nazionale o di decantazione è fallita.

Scrive oggi su La Stampa Federico Geremicca: “Come mai e perché - in una legislatura che ha visto scissioni, rotture e nascita di nuovi gruppi parlamentari – il tandem Bersani-Casini non è riuscito a catalizzare consensi e voti nelle aule parlamentari così da rendere credibile (e possibile) la nascita di un governo diverso che costituisse per incerti e dubbiosi un’alternativa al bivio O Berlusconi o il voto”?

C’è un’evidente incapacità strategica di definire e costruire alleanze nel Palazzo e nella società. La base dei partiti, i cittadini, (anche perché delusi, sfiduciati e lontani) non contano nulla e quindi ai vertici non arriva nessuna spinta per modificare il tiro. E c’è la mancanza totale di “pensiero alto”: invece di operare per gli interessi generali ognuno pensa ai propri e a quelli del suo partito.

Oggi non c’è da parte di Pd, Terzo Polo, Idv, Sel e sinistra varia, una proposta politico-programmatica chiara, concreta, credibile, fattibile alternativa a Berlusconi e al suo governo. Forse i primi a non volere l’alternativa sono proprio le opposizioni. Che siano Bersani, Casini, Di Pietro i "veri" alleati del Cav?

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