Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Israele inizia lo scambio di prigionieri palestinesi per la liberazione di Gilad Shalit. I rilasci sono iniziati alle prime ore di questa mattina: una portavoce dell'Autorità carceraria israeliana, citata dalla Cnn, ha riferito che 477 prigionieri palestinesi si sono già messi in viaggio verso i punti di incontro con la Croce Rossa. Una seconda parte di prigionieri sarà rimessa in libertà entro la fine dell'anno.

La liberazione del caporale Gilad Shalit costerà a Israele la scarcerazione di 1.027 prigionieri palestinesi che scontavano pene detentive (in alcuni casi anche all'ergastolo) per attacchi contro lo stato ebraico.

Hamas esulta e, per bocca dei suoi portavoce parla di “grande giorno per il popolo palestinese”.
In realtà, il grande giorno è solo per il movimento fondamentalista. Hamas ha vinto su tutta la linea contro Israele e contro gli acerrimi rivali dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen. Ha dimostrato che la linea dura contro Israele paga e ora, ne possiamo essere certi, non mancherà di presentarsi come l'unico, vero e autorevole difensore del popolo palestinese.

Le capriole e le mosse diplomatiche dell'Anp all'Onu ne escono ridicolizzate. Hamas ha dimostrato che a suon di ricatti e uso spregiudicato della forza può ottenere risultati non ottenibili per mezzo di negoziati.

Dal punto di vista umanitario, l'operazione condotta da Tel Aviv appare ineccepibile: la vita di ogni singolo uomo è un bene troppo prezioso. Ma proviamo a tornare, per un istante, in Italia e vedere le cose da una prospettiva conosciuta: cosa sarebbe accaduto se lo Stato italiano avesse ceduto al ricatto delle Br rilasciando dei terroristi incarcerati in cambio della liberazione di Aldo Moro? Sarebbe stato accettabile? La risposta la conosciamo ed è no.

Scambiando 1.027 prigionieri e terroristi con la libertà di un solo soldato, Israele ha ceduto al ricatto della forza e ha implicitamente dimostrato di riconoscere Hamas come il vero interlocutore in campo palestinese. Netanyahu ha deciso di trattare con Hamas, mentre i negoziati con l'Anp continuano a rimanere lettera morta per la mancata volontà di Israele di porre un blocco alla costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

Credete che dopo la liberazione dei 1027, Hamas se ne starà quieta? No di certo. La sua retorica e, probabilmente, le sue azioni contro Israele non potranno che aumentare. E molti palestinesi la guarderanno, forse, con stima per avere ottenuto quello che la diplomazia non ha ottenuto.

E' stata legittimata la politica delle armi e non quella dei negoziati. Il rischio è che le armi tornino a farsi sentire ancora. Ma forse, per l'attuale Governo israeliano e per Hamas tanto peggio significa tanto meglio.

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