Ore 12 - Black bloc, comprendere il carattere e la natura del "partito" della violenza

altroAl movimento degli Indignados, e più in generale alle opposizioni e alla sinistra, non sono chiari il carattere e la natura dei gruppi violenti e del partito dell’estremismo protagonisti dei gravissimi fatti di sabato a Roma.

I partiti non possono limitarsi alle prese di distanza e alle condanne formali contro i black bloc. Gli Indignati non possono limitarsi a ripetere che hanno tentato di isolare, fermare, espellere i delinquenti dal corteo. Al di là dei limiti organizzativi rispetto ad esempio all’inesistenza di servizi d’ordine, ci sono limiti di incomprensione politica e culturale rispetto alla protesta violenta e al terrorismo che possono portare a “comprendere”, se non proprio sostenere, chi mette a ferro e fuoco una città in nome della rivoluzione contro il capitalismo, i capitalisti, gli sfruttatori responsabili di questa crisi mondiale.

La gente, gli italiani (anche quelli contro Berlusconi) vogliono ordine. Se si salda la protesta pacifica con quella violenta, riprende fiato il governo di destra moribondo, vince la reazione.

Solo un esempio – tempi diversi ma non troppo – quando nel 1938 la borghesia francese (e non solo quella) preferì Hitler agli scioperanti che tutti i giorni invadevano le piazze per la continuazione del Fronte popolare delle sinistre. In Italia era accaduto più o meno la stessa cosa 15 anni prima con l’occupazione delle fabbriche in nome dei soviet e di Lenin e la risposta affidata a Mussolini.

Se, come possibile, i fatti di sabato si ripeteranno, sotto la spinta di un’opinione pubblica sempre più allarmata, il governo si inventerà leggi speciali e si eleveranno persino i cori per la pena di morte. Per ora il sindaco di Roma proibisce di fatto i cortei della Fiom-Cgil e presto toccherà a quelli del Pd.

Negli anni ’70, con il piombo delle Br e dei terroristi rossi e neri, scorreva il sangue, le città di sera erano deserte e saltò, con l’assassinio di Moro, l’alternanza di governo e l’evoluzione democratica del Paese. Non arrivò un ordine nuovo ma si covò un ordine involutivo, fondato sul populismo e sulla demagogia “pre” autoritaria del nuovo salvatore della patria, tutt’ora al comando.

La condizione prima della sconfitta dell’estremismo e della violenza è il suo isolamento culturale, politico e morale. Non c’è nessuna giustificazione politica, nessuna spiegazione sociologica. E non c’è uscita dalla crisi, nessun risanamento se non si batte sul nascere la protesta violenta, l’estremismo, che confondono e dividono le forze mobilitabili per il rinnovamento. Il partito della violenza e dell’estremismo ha in comune col fascismo metodi (la violenza), base sociale (per lo più piccolo-borghese), obiettivi (distruzione delle Istituzioni e dello Stato repubblicano). La storia si ripete?

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