Decreto sviluppo 2011 - La guida di Polisblog

Nell'immagine, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

Si fa un gran parlare del decreto sviluppo. Berlusconi dice che non c'è fretta. Confindustria, invece, fretta ne ha eccome. E nel frattempo si susseguono voci di ogni tipo. Cosa prevederà, il decreto sviluppo? Qual è la ricetta del Governo per tirar fuori l'Italia dalla crisi?

Vediamo che cosa va per la maggiore in queste ore, mettendo insieme tutte le dicerie che si inseguono fra un corridoio di palazzo e un link online. Tenendo presente una cosa: «Soldi, non ce ne sono». E' il mantra che il Presidente del Consiglio va ripetendo, insieme al suo Governo.

Lo sanno bene anche Giulio Tremonti, Paolo Romani e Altero Matteoli, così come Angelino Alfano, che, insieme, hanno creato una bozza del decreto durante un vertice a Palazzo Grazioli. Ecco i contenuti principali di un decreto che, nella bozza mostrata da Sky Tg24, ha 146 articoli in 75 pagine. Dopo il salto la nostra guida.

Concordato fiscale

Decreto Sviluppo 2011 bozza

Spunta l'ipotesi di un concordato fiscale. Che poi sarebbe un modo elegante e un po' più light di far passare una specie di condono fiscale, senza però arrivare al condono vero e proprio.

Snellimenti, meno controlli e burocrazia-zero

Nel decreto sarebbero contenute, tanto per cominciare, alcune misure che consentirebbero uno snellimento della burocrazia dello stato. Ma anche per i privati e per le imprese. Sarebbe previsto il silenzio assenso in caso di domanda per costruire nuove strutture o edifici (ma sarebbero esclusi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali): ciò significa che, presentata una domanda di edificazione, se non si riceve un motivato diniego entro 90 giorni dalla richiesta si può procedere.

Secondo Matteoli,

il cuore del provvedimento è costituito da una normativa per lo snellimento delle procedure e creerà le condizioni per attrarre investimenti privati. Da parte sua, lo Stato, al massimo, può contribuire per il 25-30 per cento.

In questo clima di semplificazioni, arrivano anche le zone a burocrazia zero in tutta Italia, già istituite nel sud dall'art.43 del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, recante Misure urgenti in tema di stabilizzazione finanziaria e di competitività (convertito in Legge 30 luglio 2010, n. 122). In queste zone, i provvedimenti amministrativi (tranne quelli tributari) vengono adottati da un Commissario di Governo. L'art. 43 del decreto del 2010 recita, fra l'altro:

Se entro 30 giorni dall'avvio del procedimento non viene emanato alcun provvedimento, questo si intende adottato nei confronti del richiedente. Se la zona a burocrazia zero coincide con una zona franca urbana il sindaco concede le risorse previste in favore delle zone franche urbane per la concessione di contributi alle nuove iniziative produttive. Le prefetture dovranno dal canto loro assicurare che nella realizzazione dei piani di sicurezza del territorio sia data priorità alle iniziative da assumere nelle zone a burocrazia zero.

Infine, in quest'ottica, arriverebbero anche meno controlli sulle imprese, per recare minore intralcio alle attività. I controlli saranno proporzionali ai rischi inerenti alle attività controllate e gli stessi verranno coordinati e programmati per evitare sovrapposizioni.

Assicurazione obbligatoria in caso di calamità naturali

Questo è un cavallo di battaglia del Governo, che ha già tentato di proporre il tema dopo il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, per bocca dell'allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Guido Bertolaso (che all'epoca era anche Capo Dipartimento della Protezione Civile). In sostanza, si vorrebbe che il cittadino sottoscrivesse una copertura assicurativa obbligatoria del rischio calamità naturali nelle nuove polizze che garantiscono i fabbricati privati destinati ad uso abitativo contro l'incendio.
La voce è attribuibile all'Ansa.

Strumenti elettronici

Si incentiverà l'uso di strumenti elettronici: dal 2013 le scuole dovrebbero pubblicare le pagelle esclusivamente online.
Sul web anche la gestione di malattie dei figli per assicurare un quadro completo delle assenze nei settori pubblico e privato e un efficace sistema di controllo delle stesse, nonché di semplificare gli adempimenti a carico dei lavoratori, riducendone i costi connessi, in tutti i casi di assenza per malattia del figlio, la certificazione di malattia è inviata per via telematica.
Prevista anche l'implementazione di sistemi di bigliettazione elettronica e di pagamento interoperabili a livello nazionale, per i trasporti pubblici e locali.
Dovrebbero essere definite anche norme per le università statali e private: iscrizioni, pagamenti, prenotazione esami e gestione carriere si effettueranno tutte online.

Liberalizzazioni

Altro cavallo di battaglia, almeno a parole, del Governo Berlusconi: le liberalizzazioni. Il decreto prevederebbe liberalizzazione del commercio all'ingrosso (prodotti ortofrutticoli, carne e pesce, settore alimentare in generale, produzione e commercio di margarina e grassi idrogenati alimentari), delle agenzie di affari (incluse esposizioni, mostre, fiere campionarie), del facchinaggio.

Altre norme

Ci sarebbe poi in ballo una riduzione del 10% delle sedi degli uffici pubblici (sia periferici sia delle amministrazioni centrali dello Stato).
L'età pensionabile dei professori universitari dovrebbe passare da 70 a 68 anni. Dovrebbe nascere anche la Borsa Carburanti. Il Gmec (ovvero il Gestore dei mercati energetici e dei carburanti, già Gme)

definisce un mercato organizzato all'ingrosso dei carburanti nel quale sono negoziati, con listini almeno settimanali, prodotti petroliferi per l'autotrazione.

Ciò significa, in sostanza, che i benzinai potranno decidere liberamente dove e da chi acquistare i rifornimenti.

Dovrebbe essere spostata al 2013 la possibilità di assumere personale negli Atenei.

Lo Stato dovrebbe farsi garante per giovani coppie di sposi senza contratto di lavoro a tempo indeterminato per l'accensione del mutuo della prima casa (art. 68). Non per i conviventi.

Infrastrutture

Per potenziarle, non si investirà direttamente ma si punterà sull'investimento dei privati, che riceveranno aiuti dallo stato sotto forma di defiscalizzazione delle somme destinate alle opere infrastrutturali.

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