Black bloc, Indignati, movimenti: che fa la sinistra? Che fa il Pd?

Sul Corriere della Sera di oggi l’ex direttore del Riformista Antonio Polito tocca i nervi scoperti della sinistra (e del Pd) riproponendo il tema del rapporto con i Black blok, con gli Indignati, con i No Tav e contestatori di ogni risma. .

E’, questo del dialogo fra sinistra (Pd) e movimenti, uno dei nodi più intricati, sul piano culturale e politico-programmatico (identità, alleanze, credibilità, consenso ecc.). Come nel ’68, oltre che nel ’77, nella sinistra di allora (anche nel Pci e nella Cgil) il “movimento” generò fastidio e causò contrasti, divisioni e fratture, anche oggi succede la stessa cosa. Anche allora la sinistra, per suoi limiti e debolezze ideali, culturali e politiche, avvertì in ritardo l’esplosione del movimento studentesco. Forse non è male ricordare che la Pravda, organo del Pcus, bollò i giovani del ’68 e il filosofo Marcuse come “lupi mannari”.

Non c’è dubbio - come scrive Polito - che gli Indignati si agitano in modo confuso, con piattaforme rivendicative alquanto contraddittorie (spesso in sintonia con la destra neoliberista più estrema).

Non c’è dubbio che gli Indignati e altri movimenti – come dimostrano “anche” le violenze di Roma – vivono un rigurgito di infantilismo politico, anche di infantilismo estremista. Di fronte a tutto ciò c’è sempre il rischio o di sottovalutare, o di appiccicare eresie o di mettere il cappello su chi protesta e scende in piazza perché comunque oggi “antiberlusconiani” e potenziali elettori “da recuperare”.

Il rischio vero è lo stesso di sempre, cioè la mancanza della lotta sui due fronti: contro il settarismo estremista e contro l’opportunismo attendista e di palazzo. Esiste il problema degli orientamenti ideali e politici del movimento così come quello della direzione politica e organizzativa, che deve essere espressa dall’interno.

Il movimento, indignati e non solo, non possono solo scendere in piazza, come consumassero un rito: prima di tutto devono “pensare” e sporcarsi le mani con la politica, non coi bastoni. Gli altri, la politica, la sinistra e il Pd per primi, non possono andare sempre a rimorchio: serve un rapporto chiaro, critico, leale, senza prevenzioni ma anche senza reticenze. Esattamente l’opposto di quel che si è visto fin qui.

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