Elezioni in Tunisia: intervista esclusiva a Gabriele Del Grande, a Tunisi a seguire il voto

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Nella home de La Stampa è al 12° posto, su Corriere.it al 16°, su Repubblica.it al 18°, sul Fatto al 25°, sul Libero e sul Giornale non ne ho trovata alcuna traccia. E' la notizia delle prime elezioni libere in Tunisia dalla caduta del regime di Ben Ali, in seguito alla prima delle trasformazioni che noi, senza fare distinzioni, abbiamo ribattezzato Primavera Araba.

Per cercare nel nostro piccolo di contrastare l'indifferenza dei media italiani, vi vogliamo proporre un'intervista esclusiva a Gabriele Del Grande, fondatore e gestore del blog Fortress Europe - vero punto di riferimento dell'informazione indipendente sul tema delle morti di migranti nel Mediterraneo - che in questi giorni ha seguito le operazioni di voto da Tunisi.

I seggi sono chiusi da poco più di 24 ore e entro domani sono attesi i risultati. In vantaggio sembra essere, e di molto, il Nahda ("rinascita") il partito islamico. Come al solito l'intervista la trovate dopo il salto. Vi consiglio di leggerla con attenzione, perché quello di Gabriele è uno dei punti di vista più interessanti e preziosi sulla questione, una questione che sarebbe un peccato affrontare con leggerezza e con la superficialità tipica dei media mainstream. Buona lettura.

Che aria si respira in tunisia in questi giorni?

Un'aria straordinaria di libertà di espressione e di partecipazione straordinaria alla campagna elettorale e alle operazioni di voto. Considera che siamo in un paese dove fino a dieci mesi fa ogni forma di dissenso veniva repressa duramente con arresti, esili, omicidi. Basta pensare agli oltre cento martiri della rivoluzione uccisi dal fuoco delle forze di sicurezza soltanto per aver manifestato contro il regime di Ben Ali. Per cui davvero si tratta di un grande passo. Nei quartieri si è discusso, ci si è confrontati, ci si è espressi. La stampa per la prima volta è libera di raccontare il paese per quello che è. Tutto questo mi sembra positivo, a prescindere dai risultati. Perché quello di oggi non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza di una nuova stagione. Una stagione in cui il popolo sceglie come governarsi. Con tutti i limiti, che ci sono ben noti, della democrazia parlamentare, che non è certo la bacchetta magica contro i poteri forti. Questi ultimi, al contrario, in Tunisia come nel resto del mondo, continueranno a fare il loro gioco nonostante il cambio di regime. Tuttavia per la prima volta ci sono le condizioni perché la società ragioni liberamente sul proprio futuro e, perché no, sulle evoluzioni che la democrazia attuale richiede per essere più vicina ai cittadini e ai loro interessi.

Come si sono svolte le operazioni di voto?

Per quanto abbiamo potuto vedere nella capitale, bene. Con una altissima partecipazione, uomini e donne, ragazzi e anziani. E con una assoluta trasparenza, salvo qualche sporadico episodio di campagna elettorale dell'ultimo momento e polemiche. La cosa da segnalare è che moltissimi elettori hano votato per la prima volta, anche uomini di cinquanta o sessanta anni, che durante la dittatura non hanno mai partecipato alle elezioni, sapendo che i risultati erano sempre truccati dal regime di Ben Ali.

Si è parlato del 90% di partecipazione… è un dato realistico?

Si', io l'ho riscontrato nei seggi. C'erano file di migliaia di persone sin dal mattino, e alla chiusura dei seggi alle 19 c'era ancora gente in attesa di votare, a cui è stato permesso di partecipare al voto anche fuori tempo massimo. Poi qualche problema c'è stato: gente che non era registrata nelle liste o che essendo residente in un'altra città non ha potuto partecipare al voto, oppure che si è presentata al seggio a porte chiuse, ma sono episodi sporadici. In generale le elezioni sono state bene organizzate mi sembra.

L'aspettativa dei tunisini per il futuro qual è?

La sinistra è delusa e preoccupata dalle derive che potrebbe prendere il partito del Nahda. Chi invece ha votato il Nahda è molto soddisfatto perché ripone grande fiducia nel partito di Ghannouchi, da cui non si aspettano leggi reazionarie sui costumi, tipo divieto della vendita dell'alcol o imposizione dei costumi religiosi, ma al contrario si aspettano una gestione meno corrotta degli affari pubblici. Questa è la principale ragione, soprattutto nei quartieri popolari e tra la massa della classe più popolare della Tunisia, che ritiene - in modo abbastanza ingenuo - che essendo uomini timorati di dio, i Nahdaoui sapranno gestire il bilancio dello stato in modo pulito e dunque che saranno in grado di redistribuire la ricchezza nelle regioni povere e nei quartieri popolari. Poi accanto a questo c'è uno zoccolo duro di chi invece sostiene che esista una modernità miscredente e una modernità islamica, vicina ai valori della religionee dell'islam. ma mi sembrano una minoranza. E mi sembra che il progetto di Ghannouchi sia sul lungo termine, infatti hanno già annunciato la formazione di un governo di unità nazionale. Per loro l'obiettivo è la presidenza della Repubblica con un plebiscito. Comunque la legge elettorale ridistribuisce i posti della costituente favorendo le minoranze e il pluralismo, dunque Nahda, pur avendo probabilmente piu´del 40% dei voti, non potra´ fare a meno di ua coalizione per formare il nuovo governo.

Ho sentito molti tunisini parlare di un senso di delusione "post-rivoluzione", un sentimento dovuto alla percezione che abbiano cambiato tutto per non cambiare nulla… qual è la tua sensazione in merito?

E' un sentimento diffuso soprattutto a sinistra tra le persone più politicizzate e consapevoli. Ma è anche un sentimento qualunquista di chi vive nella miseria e non ha visto nessun cambiamento dall'inizio della rivoluzione. E' gente che ha smesso di avere fiducia nella politica, o che forse non l'ha mai avuta. Gli altri sono i ragazzi piu attivi della sinistra, studenti e militanti. gente molto consapevole, che dalla rivoluzione si aspettava non soltato le elezioni e un sistema partitico, ma l'elaborazione di un nuovo modello democratico, visto il fallimento in europa delle democrazie. Comunque se c'e`delusione va detto che c'è anche una mancata presa di responsabilita' della sinsitra e di altri soggetti, soprattutto dei ragazzi che hanno fatto la rivoluzione e che poi si sono dispersi in mille rivoli senza avere avuto la capacità di organizzarsi in un soggetto forte. Ad ogni modo la partita non è finita, al contrario è appena cominciata.

Cosa ne pensi della paura occidentale che in Tunisia e in Egitto possa uscire dal voto una maggioranza islamica. E' una paura realistica?

E' una paura da un lato legittima, dall'altro colonialista. Voglio dire, anche io nutro delle perplessità su un partito che prende il potere su una forma di populismo che si ispira alla identità religiosa e che farà di quella identità la chiave di accesso al potere. Allo stesso tempo non capisco perche' debba fare più paura il Nahda rispetto a quello che rimane della Democrazia Cristiana in Italia. Questa idea per cui l'islam politico siano i Bin Laden e i Qaedisti è lontanissima dalla realtà. E poi ci dimentichiamo una cosa, che a scegliere in Tunisia per la prima volta liberamente sono stati i tunisini. e che quella scelta va rispettata chiunque vinca. a patto che si continuino a rispettare le regole del gioco. I cittadini tunisini non sono un gregge di pecoroni, se la scelta che hanno fatto oggi, a distanza di un anno si rivelerà sbagliata o pericolosa, sono sempre in tempo a cambiare nelle prossime elezioni in cui si voterá presidente e parlamento. E lo stesso succederà tra cinque anni alla scadenza del primo mandato. Il modello per i tunisini nahdaoui è Erdogan in Turchia. E più a lungo termine è un'alleanza regionale tra governi legittimati dal voto popolare, e di ispirazione islamica, il che non mi sembra una minaccia all'Europa se non nella misura in cui minaccia una politica coloniale che non è mai cessata, nemmeno dopo le indipendenze e che è stata resa possibile fino a oggi proprio dai governi fantoccio messi al potere dalle potenze estere in questi paesi.

Foto | Flickr

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