La lettera di Berlusconi e il libro dei sogni

berlusconi lettera ueIeri sera Alberto Puliafito ha scritto della lettera del governo di Silvio Berlusconi all'Europa. Una serie di promesse scritte sotto la dettatura di Bruxelles, con tanto di data per la realizzazione. Una serie di interventi sui quali non c'è neanche la firma di Giulio Tremonti, isolatissimo ministro dell'Economia, che ha spiegato sinceramente: "Non riusciremo a mantenere tutti questi impegni, e poi quello che conta, più che il giudizio di Bruxelles, sarà la reazione dei mercati".

Esatto: perché se la lettera-dichiarazione d'intenti può funzionare sul brevissimo periodo - borse oggi in salita, temporanea rassicurazione dei partner europei - già sul breve e medio periodo ci sarà da vedere come e quanto saprà mantenere della lettera Berlusconi e il suo governo. La mia opinione è: poco o nulla. Un governo che proprio ieri è andato sotto due volte alla Camera non ha la minima possibilità di applicare un centesimo delle misure promesse sempre ieri all'Europa. Come finirà? Ci sarà una nuova crisi, simile ma peggiore di quella di questi giorni a inizio 2012. Il governo cadrà, e andremo a votare a primavera dell'anno prossimo, come ormai pressoché certo.

È un libro dei sogni la lettera di Berlusconi, come scrive Massimo Giannini? No, a guardarla bene è uno squarcio sul futuro. E secondo me anche su quella che sarà la fine di questo governo Berlusconi, se mai tenterà di toccare davvero quel filo

La lettera ipotizza "entro il maggio 2012" una minacciosa "riforma" imperniata su "una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato". Dopo la sostanziale sconfitta subito sull'articolo 8 della manovra d'agosto (neutralizzata dal successivo accordo bilaterale tra le patti sociali) il governo cerca una rivincita, riproponendo una norma che aggira i limiti ai licenziamenti fissati dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Non solo. La lettera azzarda anche "la mobilità obbligatoria del personale" e "la messa a disposizione con conseguente riduzione salariale del personale"

Un intervento del genere, con "mobilità obbligatoria" anche per gli statali, che come puntualizza Mario Sensini, vedranno uffici in cui "chi andrà in pensione non sarà sostituito, i dipendenti saranno obbligati ad accettare nuove sedi di lavoro e nuovi incarichi, ma soprattutto arriverà la Cassa Integrazione per gli statali. A casa e con uno stipendio ridotto" porterà il governo alla caduta. Vedo una scenario di questo genere per i prossimi mesi, ma potrei sbagliarmi: è solo un'ipotesi. I segnali però ci sono tutti: i quarantenni del PdL guidati da Alfano stanno organizzandosi, la Lega Nord prepara liste di proscrizione dei maroniani da epurare in vista delle urne. E ha ragione Jena su La Stampa, che scrive "L'Europa piange dalle risate".

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