Libia: via la Nato dopo il 31 ottobre, quale futuro per il Paese?

Dopo la morte di Gheddafi e la vittoria degli insorti, gli interrogativi sui prossimi scenari del Paese nordafricano hanno iniziato a moltiplicarsi.

Sorvolo di proposito sul cosiddetto “giallo” in merito all’uccisione di Gheddafi. Il coro di ipocrisie dei media e dei Governi occidentali sulla barbarie dell’esecuzione non merita di essere nemmeno discusso: i dittatori, si sa, finiscono spesso per essere vittime della ferocia che hanno generato e c'è poco da scandalizzarsi. Ad ogni modo, per accontentare l’opinione pubblica internazionale, il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) ha annunciato di voler istituire un processo per individuare e condannare i responsabili dell'uccisione dell'ex raìss: un modo per salvare le apparenze e data una patina di rispettabilità al nuovo Governo.

Gli interrogativi veri riguardano, invece, l’assetto politico della Libia e il ruolo dei Paesi che hanno partecipato alla missione Nato.

Quello sulla durata della missione è stato uno dei primi nodi a essere sciolto. Dopo le prime diatribe tra i Paesi che avevano preso parte alla guerra (con la Francia che spingeva per un disimpegno immediato della Nato), aveva provveduto il Cnt a chiedere che la missione Nato potesse essere prolungata almeno di un mese per dare tempo ai ribelli di organizzare e gestire la sicurezza del Paese.

E’ tuttavia confermato, che la missione Unified Protector terminerà ufficialmente allo scadere della mezzanotte del 31 ottobre. Secondo i liberatori, la Libia è ormai libera. E adesso cosa succederà? Un secondo interrogativo, molto più grande, riguarda infatti l’assetto politico che avrà il Paese. Ne parliamo dopo il salto...

Dopo il recente esito delle elezioni tunisine, da cui è uscito vincitore il partito islamico moderato An-Nahda, cresce il timore che anche in Libia possano prendere il sopravvento movimenti islamisti.

Era stato lo stesso Gheddafi a bollare sin dall’inizio i rivoltosi come armati e "drogati" da Al Qaida, presentandosi ancora una volta, l’ultima, come un argine contro il fondamentalismo: dichiarazioni che erano state prese poco sul serio e considerate l'ultimo disperato tentativo di un dittatore per giustificare la repressione sui suoi cittadini.

In un’intervista rilasciata il 26 ottobre alla radio panafricana Africa 1 , il rappresentante del Cnt in Francia Saif Al Mansour conferma tuttavia che l’ordinamento della nuova Libia avrà una chiara impronta islamica.

Prima Al Mansour rassicura il giornalista, promettendo che, al termine di un periodo di transizione di otto mesi, la Costituzione definitiva del Paese sarà redatta da esperti di tutte le tendenze politiche nominati da un congresso eletto dai cittadini e che sarà poi sottoposta a referendum popolare.

Quando il giornalista ricorda però come sia tuttavia già stato annunciato che la legge islamica sarà il punto di riferimento durante il periodo di transizione, il rappresentante del Cnt risponde in modo netto.

L’Islam” afferma, Al Mansour “è la libertà, l’Islam è la democrazia.” E' un punto di vista alquanto soggettivo; subito dopo, però, il rappresentante del Cnt esclude in modo categorico una deriva fondamentalista:

“Non ci saranno talebani, non ci sarà Al Qaida. Parliamo di un Islam moderno, di un Islam concreto, che non conosce il fanatismo, che non conosce il terrorismo. La Costituzione della Libia nel periodo della monarchia prima di Gheddafi era ispirata agli insegnamenti dell’Islam."

Il giornalista fa però notare che l’annuncio che la legge islamica sarebbe stata alla base del Paese è stato dato in modo unilaterale e prima di avviare qualsiasi passo per la formazione di un assemblea costituente. Nella sua risposta Mansour ribadisce che la costituzione sarà redatta da tutte le parti politiche e assicura che la Libia sarà “un paese libero, democratico, che rispetterà i diritti dell’Uomo, le libertà e che tenderà una mano di pace soprattutto ai Paesi africani, ma anche ai nostri fratelli dell’altra costa del Mediterraneo”.

Al momento, possiamo solo incrociare le dita.

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