Berlusconi, le televisioni e la vittoria della neo politica

neotelevisione, foto da www.flickr.com, album di leepus, licenza creative commonsSono passati quindici anni dall’entrata in politica di Silvio Berlusconi, quindici anni dal coincidere tra il monopolista della comunicazione privata e l’uomo attorno a cui ruota la vita politica del paese. E la televisione, come la politica, è cambiata radicalmente.

Premesso che per questo anniversario il presidente del consiglio deve ringraziare fortemente l’opposizione, o presunta tale, per non aver mai neanche provato a fare una legge sul conflitto di interessi o quanto meno a metterlo in agenda, questi anni hanno visto l’annullarsi delle differenze tra cittadino e consumatore, tra spettatore ed elettore, tra realtà accaduta e realtà percepita. Ha prevalso la democrazia dei consumi, che con il consenso di maggioranze e opposizioni del momento ha portato al consumo della democrazia.

Nessuno si domanda perché in Italia non esistano trasmissioni di satira (l’unico vero professionista della satira, Daniele Luttazzi, si è visto per ben due volte, prima in “Satyricon” poi in “Decameron”, chiudere e censurare la trasmissione), ma solo programmi in cui si accenni timidamente alla politica o, peggio ancora, dibattiti noiosi e retorici tra i politici stessi, stile Ballarò. Non serve ritornare alla Scuola di Francoforte per accorgersi dell’importanza della televisione nell’agenda di idee delle persone, dal problema sicurezza alle false emergenze. Come non è necessaria una laurea per intuire come la televisione pubblica sia in mano ai due grandi partiti politici, quella privata in mano al presidente del consiglio, e quindi suona abbastanza ridicolo in Italia sentire sempre parlare di par condicio (brutta espressione, se penso che uno dei personaggi che l’ha introdotta è stato Maurizio Costanzo, che la usava per portare nella sua trasmissione sullo stesso palco un naziskin e un reduce dai campi di sterminio, tra un consiglio per gli acquisti e un messaggio promozionale). I mezzi di comunicazione dovrebbero svolgere una funzione di controllo sui politici, in Italia sono asserviti a questi poteri. Difficile dare torto a Marco Travaglio quando sostiene che in Italia i media principali (dalla tv ai quotidiani) siano in mano a poteri politici o economici quando non a entrambi.
L’articolo che trovate qui sul rapporto tra presenza in Parlamento e presenza nel mondo dell’informazione non è che una piccola prova. Tralasciando gli editti di Berlusconi, che furbescamente ne ha punito qualcuno per educarli tutti, conscio che il fenomeno dell’autocensura nel mondo dell’informazione è una malattia ampiamente diffusa. Il futuro? La condizione mortifera della televisione ha fatto si che coloro che possano farlo siano fuggiti verso la televisione digitale (vedi Sky), dove la qualità (anche dell’informazione e nonostante Murdoch) è di un altro livello, dove è stato recuperato il concetto di televisione pedagogica e di genere. Gli altri dovranno aspettare e sperare o spegnere la scatola magica. Come dimostrano le ultime elezioni, il “Berlusconi pensiero” ha vinto: la “neopolitica” fa da padrone, va consumata ed è usa e getta.
Cosa importa che il presidente del consiglio dica un giorno una cosa e il giorno seguente il suo opposto? Qui, non c’è tempo per la memoria. C’è l’emergenza sicurezza che incombe.

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO