L'Irlanda boccia la UE. La Lega esulta

La verde Irlanda, terra di sconfinate distese erbose e scogliere imponenti che frangono l'oceano, luogo di fiabe e leggende millenarie, Cu-chulainn e Brian Boru, ha detto no all'Europa Unita; o per meglio dire al Trattato di Lisbona, il nuovo progetto di costituzione continentale dopo che Francia e Olanda hanno bocciato il primo tentativo nel 2005.

Il referendum, indetto dall'isola in ossequio al proprio dettato costituzionale, è stato bocciato dal 53,4% dei votanti (circa la metà degli aventi diritto), e pone l'Irlanda nella posizione di unico dei 27 paesi contrario al Trattato. Ciò crea un vulnus drammatico nell'iter di approvazione, aprendo altresì una serie di questioni procedurali, ovvero se e come andare avanti. Escludere un solo paese? Improbabile. Modificare ulteriormente il progetto? Difficile. La soluzione al problema appare lontana, a meno di indire una serie di referendum finché non venga approvato per stanchezza, come avvenuto in altri paesi.

L'evento riapre l'annosa battaglia tra gli euroscettici e gli unionisti convinti; uno scontro che nel nostro paese è stato feroce e ha registrato un certo numero di salti della quaglia, specialmente nella destra moderata. All'epoca dell'approvazione della moneta unica, l'euro aveva il volto di Prodi e vari settori del centro-destra, in particolare in Forza Italia, si ascrivevano al partito degli scettici, anche per cavalcare lo scontento sollevato dalla crescita dei prezzi. Ora invece che l'europeismo è popolare, in base al concetto che "senza l'Europa come saremmo ridotti" possiamo dire che un solo partito si è dimostrato coerente dal principio alla fine, e questo partito è la Lega Nord.

"Sono stati sconfitti i burocrati europei", ha dichiarato Castelli, e Calderoli gli ha fatto eco: "Un grazie al popolo irlandese per il suo voto. Tutte le volte in cui i popoli sono stati chiamati a votare hanno bocciato clamorosamente un modello di Europa che viene vista lontana dai popoli stessi." Cerchiamo allora di capire quali motivazioni si celino dietro a una posizione pressoché unica nel panorama politico nostrano.

La Lega è da sempre un partito popolare nel vero senso del termine, il che significa essere vicini ai problemi quotidiani della gente, specialmente degli strati economico-sociali medio-bassi. Si potrebbe dire che il partito di Bossi dia voce ai mercati, ai bar, alle piazze e a tutto il malcontento che si leva non dai salotti (ricordate la celebre striscia satirica di Disegni sull'Atticismo militante?) ma da problemi stringenti come l'aumento del pane e della verdura, o la criminalità che dilaga sotto casa propria. La sinistra vacanziera di Capalbio e la stessa destra (soprattutto di AN) arroccata su posizioni meridionaliste e filo-statali non hanno ancora capito di aver pagato dazio alla Lega per queste precise ragioni, ovvero per il distacco dalla base popolare, che è stufa di lotte politiche fine a se stesse e vuole vedere le riforme vere, purché vadano a favore dei lavoratori e non della parte parassitaria del paese.

In tutto questo l'Europa rappresenta quanto di più lontano vi sia dai bisogni supremi e immediati di chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese; rappresenta l'aumento dei prezzi, l'euro di moneta invece che di carta, le norme incomprensibili sui prodotti alimentari, le targhe delle auto senza la sigla della provincia (imposteci con questa scusa), l'obbligo di tenere i fari accesi anche di giorno, la burocrazia e le banche che si mangiano tutti i negozi dei quartieri.

E' vero, può sembrare un'estremizzazione, e a tratti lo è; l'Europa ha portato anche molte cose buone, ma non sono vantaggi percepiti dalla gran parte del "popolo". E oggi la Lega questo popolo lo rappresenta meglio di chiunque altro. Perché se Migliore e Bertinotti parlano genericamente di "referendum europei" e "Europa delle banche", la Lega parla di immigrazione selvaggia, di rom e lavavetri, di costo del latte e della benzina, di lotta alla criminalità spicciola con rimedi concreti come le ronde, non astrattezze pur condivisibili come la certezza della pena e le quote di entrata.

Ecco come il voto d'Irlanda viene incontro a queste posizioni, e dubito che stavolta Fiorella Mannoia vi si ispirerà per una canzone.

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